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Август
2025

La storia ci guarda. Gaza ci guarda

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Ci si chiede spesso cosa avremmo fatto noi, durante gli orrori del Novecento.
Ecco la risposta: questo è il nostro tempo, questa è la nostra prova.
La fame a Gaza, oggi, è ciò che fu l’assedio di Leningrado, ciò che furono i lager: un crimine visibile, che può essere fermato solo se il mondo lo decide.
Non possiamo più dire “non lo sapevamo”.
La storia ci guarda. Gaza ci guarda.
E noi possiamo ancora scegliere di non essere complici.

………

Padre,
dalle stanze calde
quando fuori è freddo
e la pioggia
intride fino alle midolla,
oggi che è caldo
non mi sento meno fradicia
di un giorno di novembre
dammi una stanza buia
dove non veda
che fuori c’è la guerra
che già la guerra
me la porto dentro
e quanta fatica questo
andare e andare,
dove non senta
tutto questo pianto
che già il pianto
ce l’ho chiuso in gola
che non esplode
e non mi fa parlare.
Padre della notte
lasciami dormire
come fossi il mondo
e tutto in me dormisse
senza più paura
e nel sonno andasse
su per la pianura
con lo sguardo fisso
la bocca spalancata:
– guarda, c’è la luna.

Rosanna Bazzano

……..

Il corpo senza carne, la pancia gonfia,
il pianto che si fa lamento marginale
e fuoriesce dalla tenda umida,
nella disperazione che concima l’aria
e aleggia, concatenata al vuoto,
sopra le rovine.

La madre non concepisce valichi di scampo
se il cibo destinato ai residenti
viene bruciato con i camion dai soldati
e un inspiegabile destino
decapita la svolta.

A computare il male non si arriva,
le iniquità avanzano alle tregue.
La storia si rifiuta
di chiudere l’accesso allo sterminio,
ai tiri al bersaglio indebitati d’odio.

La morte attizza l’ora,
s’attacca come fumo sui polmoni,
l’atrio della speranza non riceve sangue,
il bimbo respira con affanno,
straripano i perché
dal letto infetto delle colpe.

Il buonsenso penzola per asfissìa.

Non sa infornare la madre
il pane di un rimedio,
raschia una crosta smilza di reazione
sul fondo del barile.

Possiede una sola forza armata, l’amore,
e lo difende
con tutta l’energia delle sue cellule.

Il figlio la guarda con gli occhi infossati
in cui un punto di luce infinitesimo
si lascia ancora cullare,
esausto, illuso,
dalle mani.

Monia Gaita

…………

Noi siamo tronchi secchi
che fingono di non conoscere più il mondo.
Stiamo imparando di nuovo,
come i bambini,
il nome dell’arbusto nel viale.
Che nel tramonto si pettina di luce.

ll tragitto per la pace è lungo:
bisogna spogliare le lunghezze del potere,
le ampiezze dell’odio. Cercare
il primo sostrato dell’umanità.

Noi siamo tronchi secchi
che un giorno chiederanno scusa alle stelle
per le guerre, per gli attentati, per l’odio.
Conteremo gli alberi a piedi nudi,
passo dopo passo,
come fiori di carota selvatica.

Antonietta Gnerre

(Da “Umano fiorire”, Passigli Editori, 2025)

……

Gli argini si fondono in cartapesta
gesti in altalena comunicano con il mare.
Granelli a gomitolo chiuse nelle dune
gemono le onde abbarbicate agli scogli
sbattono e schiumano a intervalli d’orologio.
L’erba cresce filo a filo ricopre il suolo
sbucano le lepri nell’alba di nebbia.
Gocce umide che brillano
a ragnatela sulla collina.

Francesca Moccia

…..

Siamo tornati in un luogo oscuro
usciti dal sole, il nulla dell’origine
tacendo ogni richiamo d’amore
circondati dagli ultimi figli affamati:
questo è il segno, Presenza universale
nel girotondo di scheletri e lamenti.

Qui nessuno viene a consolare
a cercare cose perdute, qui risaliamo
ininterrottamente dalla Croce
mentre urla l’anatomia delle foglie
dal cuore grigio: Noi siamo vivi!

Nessuno può dire parole se ancora
una notte passa senza caroselli
siamo tornati indietro, nel non nato
dove la mappa di un popolo scompare
in tutta la storia asimmetrica del dopo
con la colpa grave di aver rotto la pace.

Rita Pacilio

…….

Anche se per mesi non apriamo le finestre
ogni volta uscire è rispondere al richiamo
delle armi. Ogni volta è piegarsi, correre,
riconquistare la posizione e poi specchiarsi
dentro i vetri opachi delle case, fermarsi
mentre la muffa brucia il respiro e il sole
ferisce la stanza, alza il velo della tenda
e ti bacia la fronte come uno sposo posa
le labbra sulla terra che ama. È una fatica
necessaria, selvatica: è la guerra che chiama,
la premura del riposo, l’antico riparo.

Eleonora Rimolo

(Da “Prossimo e remoto”, PeQuod, 2021)

…….

VIII

Crescono i coralli ogni giorno.
La tua carne si riduce.
ORI BERNSTEIN

braccio a braccio
ho da dirti due cose:
dapprima che non c’è abbandono per te
né passaggio di notizie infauste
a primavera (tu sei immune, sei immune).
Due: sei tanto debole
che ti sistemo un’ala,
tanto forte
da riuscirci per me.

Anna Ruotolo

(Da “Prodigi”, PeQuod, 2023)

……….

Ogni voce è persa e dagli occhi non arriva
grazia. Inospitale, il gelo ci fa dormire e ottunde
la profezia del verde. Tutto cade dall’alto
la pioggia lava, poi la neve imbianca
e fa di noi soldati che obbediscono contro cuore
alla trincea e già raccontare non sanno
la propria memoria.
Mentre l’inverno apparecchia sventure alle linfe
impariamo una nuova preghiera
e il congedo dai chiodi dell’estate.
La morchia della terra mescolata all’umore
l’innesto del sonno sul moto mercuriale dei corpi
la breve paga del riposo, ci annodano in un torpore
ingordo, che distanzia ogni amore di veglia.
Il glomere pulsa di fiamma e protezione
nel suo miracolo un delirio senza tregua
– ventre nero, dubbio di vita, antro in cui si scende
da cavatori in cerca di un rimedio
alla stagione
I campi sono nudi e i fiori, nel bavaglio del freddo
non chiamano da tempo.
Ogni promessa è rimandata e persino il cielo,
sempre fermo
persino lui ci lascia e va lontano, quasi crudele
va a cercare altrove, in altri deserti
la sua dolcezza.
È inverno, e lui sa farci piccole davvero
mentre la resurrezione è remota,
irreale
quanto la primavera.

Elisa Ruotolo

(INVERNO, da “ALVEARE”, Crocetti, 2023)

……..

È sparita l’estate dall’armadio
sta tutta chiusa nelle scatole nascoste sotto il
letto
eppure la stanza profuma di aria salmastra
e niente ha potuto la pioggia fitta dal cielo
grigio, niente.

Porta notizie da Israele
quest’aria marina, dice che a Gerusalemme
arabi e ebrei hanno sfilato insieme per la pace
sulla King George.

Ma è stata solo una piccola cosa
e gli arabi parevano la minoranza.

Rossella Tempesta

(Da “L’Intero senso”, Delta 3 Edizioni, 2023)

 

(P.S. Continua – Non ci fermiamo)

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