La Sentinella del passato: dopo l’assassinio di re Umberto I, così si presentarono i nuovi sovrani
A partire da lunedì 4 torniamo a riproporre le prime pagine storiche della Sentinella. In questi numeri di agosto, proporremo ai nostri lettori le pagine estive del tempo passato
I sovrani si presentano
Nella puntata odierna, di ben 125 anni fa, spiccano i ritratti dei nuovi sovrani, Vittorio Emanuele III ed Elena di Montenegro, sulla prima pagina della Sentinella del Canavese del 10 agosto 1900, ancora tutta dedicata al regicidio di Umberto I, commesso dall'anarchico Gaetano Bresci durante una visita ufficiale del re a Monza, la sera di domenica 29 luglio. Sotto a ciascun ritratto, una breve biografia che ripercorre le tappe più significative delle loro giovani vite, 31 anni lui, 27 lei. La prima pagina, ovviamente, come tutti i giornali d’Italia, riporta il proclama del nuovo re al popolo italiano. «Fu gloria del mio grande Avo –afferma il Sovrano- l’avere dato agli Italiani l’unità e l’indipendenza; fu gloria del mio Genitore averle gelosamente custodite: la meta del mio Regno è segnata da questi imperituri ricordi. Così mi aiuti Iddio e mi consoli l’amore del mio popolo, perché io possa consacrare ogni mia cura di Re alla tutela della libertà e alla difesa della monarchia, legate entrambe con vincolo indissolubile ai supremi interessi della patria». Un proposito che tanti anni dopo verrà meno, ma quella sarà un’altra storia. Per ora, rivolgendosi al suo popolo, esorta gli italiani «a dare lagrime e onore alla sacra memoria di re Umberto I di Savoia», sottolineando: «Voi che l’amaro lutto della mia Casa dimostraste di considerare ancora una volta come lutto domestico vostro; codesta solidarietà di pensieri e di affetti fu e sarà sempre il baluardo più sicuro del mio Regno, la migliore testimonianza dell’Unità della patria».
la regina
Quanto alla giovane regina, la Sentinella riporta le affermazioni di un importante giornale francese: «Gli italiani hanno il diritto di essere fieri delle loro regine: la più bella di loro succede alla più bella. (…) Il nuovo re, quando andò a cercare nel Montenegro l’adorabile ragazza di cui ha fatto oggi una sovrana, s’è rivelato un artista. In quel paese di bellezza che è l’Italia, ha voluto rendere omaggio alla bellezza». Evocata la figura di Margherita, ormai regina madre, il giornale la riprende nell’articolo in taglio basso, proponendo quanto fatto pubblicare sul quotidiano milanese La Lega Lombarda dall’allora vescovo di Cremona, monsignor Geremia Bonomelli, su richiesta della stessa Sovrana. Margherita, infatti, sempre rimasta legata a una concezione sacrale del trono, informò a questa le azioni successive alla composizione della salma del marito, arrivando a scrivere una preghiera da recitare in favore del sovrano assassinato, la Divozione in memoria di Re Umberto I, mio signore e amatissimo consorte, di cui chiese la pubblicazione, appunto, a monsignor Bonomelli. Il prelato pubblicò la Devozione, corredata dalla lettera stessa della regina, chiedendosi, con compassionevole enfasi: «Poteva io non accogliere questa preghiera dell’Augusta e Piissima Donna, scritta col cadavere del Re, suo marito, sotto gli occhi?». «Sarebbe stata una crudeltà –spiegò – e un sottrarre al popolo religioso un esempio luminosissimo di fede, di pietà e fortezza cristiana piuttosto singolare che raro».
la preghiera per re umberto I
Il testo della regina presentato sotto forma di rosario e di una preghiera conclusiva, impetrava, nel primo, l'accesso nella «Patria gloriosa» del cielo per un re descritto in termini decisamente agiografici, e, nella seconda, si concludeva con un’invocazione: «Per quel suo sangue vermiglio, che sgorgò da tre ferite, per le opere di bontà e giustizia che compì in vita, Signore pietoso e giusto, ricevetelo nelle vostre braccia e dategli il premio eterno». La regina ne auspicava la recita in tutte le chiese, ma la Chiesa cattolica non approvò la preghiera, vietandone l'ammissione tra le pratiche di culto. La sua Divozione, però, fu stampata su un pieghevole a otto facciate sulla prima delle quali era il ritratto del defunto re in una cornice floreale, mentre l’ultima recava l’immagine della stessa sovrana, sotto alla quale erano stati riportati alcuni versi della famosissima ode di Giosuè Carducci Alla Regina d’Italia (E a te volando la strofe alcaica,/ nata ne' fieri tumulti libera,/ tre volte ti gira la chioma/ con la penna che sa le tempeste:/ e, Salve, dice cantando, o inclita/ a cui le Grazie corona cinsero,/ a cui sí soave favella/ la pietà ne la voce gentile!). Venduto ovunque a 10 centesimi l’immaginetta pieghevole con la preghiera conobbe ugualmente un successo enorme, pari all’indiscussa popolarità di Margherita. Anche a Ivrea, dove Re Umberto era atteso con la moglie per le celebrazioni del Bimillenario della Città, declinate in un ricco programma di appuntamenti, il Consiglio comunale, come in tutti i comuni italiani, decretò solenni funerali in Duomo. E la preghiera della regina, pur non recitata nelle chiese conobbe anche qui grande diffusione. Non ci fu spazio, su quell’edizione del 10 agosto, per altre notizie, ma non mancarono le pubblicità per le quali il giornale era originariamente nato. Tra queste, enorme, quella dell’Amaro Monte Stella proposto al Caffè del Teatro, «un cordiale corroborante, stomatico e digestivo potentissimo, che sostituisce vantaggiosamente qualsiasi altro amaro, essendo più energico e meglio gradito agli stomachi delicati». f
