Ron: «I miei Sanremo con Pippo Baudo». E quel broncio messo a Drupi al festival
Il dolore di Katia Ricciarelli celato dietro un grande paio di occhiali scuri. Gli abbracci alla figlia Tiziana, Gianni Morandi e Giorgia che si tengono per mano, Fiorello che propone la statua di Pippo al posto del cavallo in viale Mazzini.
E’ una processione ininterrotta quella che rende l’ulimo omaggio a Pippo Baudo, nella camera ardente allestita a Roma fino a mezzogiorno di oggi. I funerali domani, nella chiesa di Militello Val di Catania, dove Baudo era nato il 7 giugno 1936.
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E in queste ore affiorano tanti ricordi, molti affidati ai social. Come il messaggio di Ron: «Ciao Pippo, amico caro! In questo momento il mio saluto a te è legato soprattutto alla musica, a tutto quello che abbiamo fatto insieme…. Penso, ad esempio, a Joe temerario: sei stato il primo a crederci, tu l'hai salvata perché la ritenesti una canzone vera, importante, al punto da farne la sigla di Domenica In nell'84 e a Vorrei incontrarti fra 100 anni, con la quale Tosca e io vincemmo il Festival di Sanremo nel 96! Grazie per quello che sei sempre stato, per la nostra musica italiana che hai tanto amato!».
«Ci conoscevamo molto bene – ricorda Drupi – Una volta lo feci arrabbiare e per quasi due anni non mi parlò perché presi in giro una sua creatura, quel corvo maledetto di Rockfeller che, nelle serate di Sanremo, dileggiava noi cantanti. Quell’anno Pippo aveva cambiato il cliché: alla fine di ogni canzone ci intervistava. Però, per dimostrare la grandezza di quell’uomo, quando presentai Regalami un sorriso mi invitò all’Ariston, mi trattò con i guanti e il nostro rapporto riprese anche migliore di quanto non fosse già prima».
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L’artista Marco Lodola ricorda quando a Dorno Pippo Baudo si esibì alla festa di Sant’Anna. «Aveva cantato Donna Rosa – racconta – ma io avevo vent’anni e non lo seguivo. Poi ci siamo incontrati a Sanremo. Ripensandoci fu quasi un passaggio di consegne all’Ariston: fu la sua ultima conduzione e per me il primo allestimento della facciata con le mie sculture. Fu gentilissimo. Parlammo a lungo e si rivelò un gran signore, oltre che colto».
Di Giuliano Ravizza Pippo Baudo fu amico. «Dopo Mike Bongiorno possiamo dire che Pippo Baudo era il secondo grande amico di nostro padre, avevano un bellissimo rapporto – racconta il figlio Ruggero –. Lo ricordo alla sfilata di Simonetta alla Rotonda della Besana a Milano, accanto a Pavarotti e poi a Miss Italia aveva presentato la sfilata di Annabella, con Alain Delon». —
