Scuole, in provincia 529 cattedre scoperte. Emergenza sostegno
PAVIA. A tre settimane dall’inizio della scuola e dopo che l'ultima tornata di assunzioni non ha coperto tutti i posti, in provincia di Pavia ci sono ancora 529 cattedre scoperte, dall’infanzia alle superiori: quasi la metà sono posti di sostegno per seguire gli alunni delle elementari. Questa la fotografia – provvisoria e in divenire – del sindacato Cgil sull’organico di diritto per scuole del territorio: una proiezione del personale che serve per il funzionamento delle classi, al netto di ulteriori posti che verranno assegnati in seguito. Ora è caccia ai supplenti: «Le assunzioni tramite graduatorie di concorso non sono state sufficienti e così si ricorrerà ai supplenti, alimentando il precariato scolastico e danneggiando gli studenti», dice Serena Curtosi, segretaria della Flc Cgil di Pavia. «Non stabilizzare i lavoratori conviene allo Stato, perché un docente precario costa meno di uno a tempo indeterminato».
Sostegno in crisi
Le criticità maggiori riguardano il sostegno alle elementari dove, secondo Cgil, il 50 per cento dei posti (226 su 444 totali) è ancora scoperto. Cattedre che verranno assegnate tramite incarichi di supplenza a docenti che non sempre avranno la specializzazione per quest’ambito: «Vengono colpiti i diritti degli studenti con disabilità, tutelati dalla legge 104 – aggiunge Curtosi – è probabile che verranno chiamati colleghi senza specializzazione per il sostegno, dato che non tutte le carenze saranno coperte da docenti inserite nelle graduatorie di supplenza di prima fascia. Alle elementari il fabbisogno di insegnanti di sostegno è alto, e nei giorni scorsi l’ufficio scolastico ha aperto una chiamata indirizzata a docenti di altre regioni. C’è ancora da capire quanti saranno i posti che verranno coperti: tuttavia è probabile che le carenze aumenteranno ancora, una volta che verrà definito l’organico di fatto che porterà a un aumento complessivo dei posti. La situazione del sostegno rischia di rivelarsi critica». Anche il sindacato Uil evidenzia le criticità che riguardano i posti di sostegno: «Nonostante i concorsi fatti negli ultimi anni gli insegnanti specializzati non si trovano anche per via dell’imbuto formativo alle università, dalle quali escono meno docenti di quelli che servono. E così le scuole sono costrette a chiamare persone senza titoli per coprire i posti vacanti».
Le carenze riguardano anche i posti comuni e, secondo le rilevazioni di Cgil, servono ancora 31 insegnanti all’infanzia, 115 alla primaria, 52 alle medie e 72 alle superiori: 270 in tutto, su un totale di 529 posti ancora vacanti dopo le operazioni di mobilità e nomina. «Da tempo chiediamo che la pubblica amministrazione abbatta il ricorso al precariato, in linea con le indicazioni europee che ne scoraggiano l’abuso – conclude Curtosi – è necessaria la stabilizzazione di tutti i precari e procedure di assunzione meno macchinose di quelle attuali, eppure nella scuola si continua a far ricorso a contratti a tempo determinato».
«Rischio per gli studenti»
La Uil critica il meccanismo di assegnazione delle nomine, un sistema che negli anni si è trasformato in una giungla di graduatorie diverse da cui pescare i nuovi assunti che, secondo il sindacato, non ha risolto il nodo dei posti vacanti: «Anche quest’anno ci sono dei posti accantonati per i vincitori dei concorsi fatti con il Pnrr – aggiunge Verde – che entreranno in servizio a ottobre e novembre: il che vuol dire che ci saranno supplenti che faranno lezione per due mesi e poi dovranno trasferirsi, con buona pace della continuità didattica per gli studenti. Questo meccanismo di nomina non funziona». In vista del nuovo anno scolastico, la posizione della Cisl è più cauta: «Il quadro completo dei fabbisogni lo avremo nei prossimi giorni, una volta che verranno completate le chiamate in servizio» afferma Elena Maga, segretaria della Cisl scuola Pavia-Lodi. «Certo, il rischio che le scuole arrivino a settembre con l’acqua alla gola, specie in alcune classi di concorso, c’è. In parte dipende dai meccanismi tramite cui gli insegnanti vengono chiamati in servizio, ma per avere il quadro definitivo bisogna attendere».
