Tagliano per errore oltre 1.200 alberi proprietaria risarcita
/ arena po
Un intero boschetto privato raso al suolo per sbaglio e una causa civile durata tre anni: è quanto accaduto ad Arena Po, ora il tribunale di Pavia ha condannato due ditte a risarcire una residente per i danni subiti: quasi 7mila euro. La vicenda risale al 19 luglio 2022. La proprietaria di un terreno in località Fornace, rientrando nella sua casa di campagna, si era accorta che uomini al lavoro sul fondo confinante stavano abbattendo alberi lungo la linea di confine.
Poche ore dopo la scoperta, l’amara sorpresa: non solo il boschetto dei vicini, ma anche tutto il suo appezzamento era stato completamente ripulito, con oltre 1.200 piante abbattute tra querce, faggi, aceri, carpini e noccioli.
la vicenda
La donna, come emerso durante il processo civile, aveva subito cercato spiegazioni. Uno dei confinanti le aveva riferito di aver incaricato un artigiano della zona per il taglio, ma quest’ultimo, dopo aver inizialmente ammesso la responsabilità, aveva poi sostenuto che il lavoro fosse stato affidato a una società lodigiana. Tra versioni contrastanti e rimpalli di colpa, la proprietaria – assistita dal suo avvocato – aveva deciso di rivolgersi al tribunale chiedendo un risarcimento.
Durante il processo sono stati ascoltati vicini, parenti e il custode della cascina confinante, oltre a un perito incaricato di valutare i danni ambientali ed economici. Dalle testimonianze è emerso che entrambe le aziende di giardinaggio coinvolte avevano avuto un ruolo nell’abbattimento, contribuendo, anche solo per errore, allo scempio del piccolo bosco privato.
La giudice Donatella Oneto ha così stabilito che le due ditte siano tenute a risarcire la donna in solido tra loro, fissando la cifra in 6.716 euro più interessi e spese legali, oltre ai costi della consulenza tecnica.
Una somma che, pur riconoscendo il danno economico, non potrà restituire alla famiglia la distesa di alberi che caratterizzava quel tratto di campagna di Arena Po. In aula la proprietaria dei terreni era difesa dall’avvocata Monica Ghigini di Broni, mentre la prima azienda pavese incaricata dei lavori di abbattimento sui terreni del vicino era rappresentata dall’avvocata Valeria Morganti di Stradella. L’altra società coinvolta nell’abbattimento e con sede a Lodi invece, non si è costituita in giudizio, rimanendo contumace per tutta la durata del processo. —
