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Сентябрь
2025

Lo scienziato Mancuso a Horti aperti: l’intelligenza vegetale batte l’uomo e le sue macchine

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PAVIA. L’intelligenza vegetale può superare quella umana e, di conseguenza, quella artificiale? A rispondere a questa domanda è Stefano Mancuso, direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale dell’università di Firenze. Da sempre convinto che le piante siano creature intelligenti e sensibili, capaci di scegliere, imparare e ricordare, Mancuso è un ospite fisso di Horti Aperti e porta alla quarta edizione un parallelo tra queste diverse intelligenze.

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420 milioni di anni

«Quando parlo dell’intelligenza delle piante, le persone pensano che io ne parli in maniera metaforica. In realtà non è così: la loro è un tipo di intelligenza vera e propria, diversa dalla nostra e per certi versi anche superiore. È chiaro che non parlo di un’intelligenza logica, ma se la consideriamo come la capacità di risolvere i problemi, allora quella delle piante è inarrivabile. Soprattutto perché gli animali sono agevolati, avendo dalla loro anche la capacità di movimento. Le piante non possono scappare come noi, devono per forza di cose trovare una soluzione. D’altronde il mondo vegetale ha 420 milioni di anni, il nostro 300mila: è chiaro che le piante, e quindi le loro abilità, siano più evolute di noi», spiega Mancuso.

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Non solo le piante rappresentano gli essere viventi più sviluppati, e da più tempo, ma sono anche capaci di comunicare, di aiutarsi reciprocamente, di creare delle vere comunità solidali. Questo, per assurdo, a differenza dell’essere umano. «L’uomo ha creato l’intelligenza artificiale? - domanda Mancuso -. L’ai è una macchina, uno strumento che serve ad amplificare anche le caratteristiche del nostro cervello. Ma, appunto, è più un’amplificazione, che una creazione. L’intelligenza artificiale si nutre di ciò che abbiamo prodotto noi. E quindi si potrebbe pensare che non ci sia un modello migliore. Ma se la nostra intelligenza non avesse pecche, come giustifichiamo ciò che accade nel pianeta, anche in questo momento? Quella umana è un’intelligenza che ha evidentemente dei difetti».

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Se da un lato quindi il progresso scientifico e tecnologico si muove alla velocità della luce, aumentando in maniera esponenziale, secondo Mancuso l’uomo alla fine rimane una copia fin troppo fedele di se stesso.

Fermi alle caverne

«Siamo una specie con gli stessi appetiti e desideri paleolitici di quando vivevamo ancora nelle caverne – continua lo scienziato –, con la differenza che ora abbiamo in mano una tecnologia divina per soddisfarli. Non c’è un vero progresso: noi siamo sempre uguali, è la tecnologia che avanza. E questo dimostra non solo un limite nella nostra intelligenza ma soprattutto preoccupa. Perché queste pecche verranno amplificate per milioni di volte, grazie agli strumenti che continuiamo a creare. La principale forma di intelligenza che dovremmo copiare dalle piante riguarda il loro modo di vivere insieme. Non è questione di morale o etica. Hanno capito semplicemente che questa è la maniera più efficace di sopravvivere. Si aiutano, si sostengono. Perché le comunità vegetali ritengono che la maggiore diversità possibile sia un valore per affrontare il futuro».

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Horti Aperti, partenza boom: oggi si chiude il festival del verde: nei giardini del Borromeo 50 espositori tra vivaisti, agricoltori e allevatori

Il palcoscenico è il parco del collegio Borromeo, edificio storico per la città di Pavia. Gli attori sono gli oltre 50 espositori che hanno portato fiori, frutta, piante, animali e prodotti gastronomici da diverse città d’Italia. Dietro le quinte decine di giovani volontari a cui è affidata l’accoglienza e l’organizzazione degli spazi. La platea sono le migliaia di visitatori attesi. Lo spettacolo di Horti Aperti è tornato per la sua quarta edizione. Fino a stasera gli Horti del collegio Borromeo saranno popolati dagli stand di vivaisti, agricoltori e allevatori. Su un palco dedicato intanto si alterneranno esperti e divulgatori scientifici per parlare del futuro della natura. È l’occasione per scoprire un luogo simbolo di Pavia, fino a qualche anno rimasto nascosto, immergendosi nei suoi colori. Gaetano Zoccali, responsabile dei contenuti dell’evento, dichiara l’obiettivo: «All’edizione dell’anno scorso abbiamo avuto 5mila visitatori e l’obiettivo è migliorarci sempre. Per quest’anno puntiamo ai 7mila».

Creare comunità

L’evento è iniziato ufficialmente venerdì pomeriggio. Tra l’altro giorno e ieri sono già migliaia le persone passate per gli Horti. Tanti si fermano all’ombra degli alberi ad ascoltare le conferenze. I più appassionati, alla fine dei discorsi, chiedono il microfono per fare qualche domanda agli esperti. Molti altri passano da uno stand all’altro a curiosare. Non è tanto per cercare il prodotto giusto o l’offerta più conveniente. L’impressione è che sia piuttosto per lasciarsi trasportare dall’atmosfera di un luogo in cui la natura è la padrona di casa. «Ho visto un flusso notevole e un evento vivo – dice Don Alberto Lolli, rettore del collegio Borromeo –. Gli espositori e chi tiene i discorsi sono tutte persone molto qualificate e lo testimoniano le conferenze, che offrono spunti di riflessione interessanti e di attualità. Il livello è alto».

Per il rettore, l’ingrediente segreto dell’iniziativa è il senso di comunità. «Avevamo inaugurato gli Horti con la prima edizione di questo festival, questa è la quarta e quindi siamo già al terzo compleanno. Ci tengo a dire che l’organizzazione di questo evento è resa possibile dal sostegno dei privati: questo è significativo perché vuol dire che il desiderio di valorizzare questi luoghi parte dal basso». Horti, nei suoi tre anni di attività, si è posto l’obiettivo di essere uno spazio di inclusione sociale. «Mi piace sapere che tanti vedono questo parco come una casa, aperta a tutti e dove stare in armonia – dice Lolli –. Noi puntiamo tanto sull’inclusione sociale, vogliamo che anche i più fragili diventino parte attiva della comunità. Così possono rappresentare un valore aggiunto non solo per se stessi, ma per tutti».

L’organizzazione

L’organizzazione di Horti Aperti ha pensato a tutto. L’ingresso è dai cancelli di viale Lungo Ticino Sforza. Da lì parte una passerella che porta al bar, dove si può anche pranzare o cenare. Un passaggio in biglietteria per il ticket d’ingresso e le locandine e poi si entra nel giardino del collegio. Sul percorso rubano l’occhio anche i resti archeologici della chiesa di San Marco in Monte Bertone, che nel dodicesimo secolo sorgeva dove oggi ci sono i giardini.

Una volta dentro la mostra, le tante persone presenti si guardano intorno tra i vari stand. C’è chi acquista della frutta, chi chiede informazioni sulle piante in esposizione. Se non si sta attenti si rischia di pestare qualche zampa, perché gli Horti sono aperti proprio a tutti. Girano liberi dei galli, delle galline e anche delle papere. I visitatori apprezzano, perché fa parte dello spettacolo.

Tra chi corre avanti e indietro per il festival ci sono anche alcuni ragazzi giovani. Sono studenti dei licei Copernico e Cairoli e collaborano con l’organizzazione come parte del loro progetto di Pcto, l’ex alternanza scuola-lavoro. «Siamo in un posto stupendo e lavorando stiamo anche conoscendo persone e stringendo amicizie» racconta una di loro, Marta Capelli. Il rettore Lolli sarebbe contento di sentire queste parole: la comunità degli Horti coinvolge chiunque. —







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