Certificati di residenza “facili” Sono 150 i casi sotto indagine
Pavia. Sarebbero quasi 150 i certificati di residenza concessi, in maniera irregolare, da un dipendente dell’anagrafe comunale. Un numero decisamente elevato che giustifica pienamente sia l’indagine avviata dalla procura della Repubblica sia quella interna disposta dal segretario generale di palazzo Mezzabarba, Mario Spoto, titolare della possibilità di avviare procedimenti disciplinari nei confronti dei dipendenti.
riserbo
Sulla vicenda e sui relativi accertamenti continua a pesare il segreto delle indagini preliminari, nel caso della procura e il segreto d’ufficio nel caso del Comune. I dettagli che sono filtrati sino a ora dal riserbo sono decisamente pochi. Da quanto si è appreso, al dipendente verrebbe contestato il fatto di avere concesso la residenza a Pavia senza che i richiedenti presentassero tutti i requisiti richiesti dalla legge. Il certificato sarebbe andato a decine di persone - si parla appunto di 150 - che, sempre stando alle indiscrezioni, sarebbero tutte o quasi di origine straniera. In particolare, si dice, a uomini e donne di origine egiziana. Inoltre, su molti dei documenti concessi in maniera irregolare sarebbe stato indicato come dimora un numero civico che corrisponderebbe a un’attività commerciale, sempre gestita da stranieri. Quanto si sta cercando di appurare è, in primo luogo, i contorni esatti della vicenda e in secondo luogo il motivo per cui il dipendente comunale - per il quale, vale la pena di ricordarlo, vale la presunzione di non colpevolezza - sarebbe andato contro ai suoi doveri di ufficio. Perché, insomma, ha riconosciuto la residenza a chi non ne aveva i requisiti? La risposta a questa domanda fa tutta la differenza tra un’ipotesi accusatoria di falso in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale e contestazioni più gravi, legate magari al passaggio di denaro o di altri favori.
L’indagine
Per appurare quanto accaduto, il dipendente sarebbe già stato sentito in questura. Inoltre gli investigatori avrebbero raccolto anche altre testimonianze, tra cui quella di Luca Galandra, dirigente del settore Servizi civici da poco subentrato a Gianfranco Longhetti, andato in pensione.
Inoltre un altro nodo da sciogliere riguarda eventuali complicità con il dipendente dell’Anagrafe, considerato il numero decisamente elevato di certificati rilasciati.
Le procedure per il rilascio del certificato di residenza si svolgono con modalità ben precisi. Nel caso in cui un cittadino straniero chieda di essere dichiarato residente a Pavia, infatti, è necessario produrre all’ufficio Anagrafe un passaporto o comunque un documento di identità valido, un codice fiscale rilasciato dallo Stato italiano, un contratto di affitto o un atto di proprietà o una dichiarazione di ospitalità firmata dal proprietario dell’alloggio con allegata copia di un documento dello stesso e il permesso di soggiorno o una ricevuta che attesti la richiesta e l’attesa del rilascio. Con tutta questa documentazione, il cittadino si reca agli sportelli dell’Anagrafe (che a palazzo Mezzabarba sono a pianterreno) e compila un modulo per la richiesta della residenza. Dopo la richiesta la polizia locale effettua un accertamento, anche se ultimamente questo tipo di controlli avviene a campione. In passato invece ogni denuncia entro 45 giorni dalla consegna del modulo di richiesta. Se il controllo dava esito positivo, la residenza veniva concessa e si otteneva il relativo certificato.
