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Октябрь
2025

Crisi di governo in Francia, per Macron le opzioni stanno finendo

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Emmanuel Macron contro tutti. Potremmo riassumere così l’attuale situazione politica in Francia. Le dimissioni record del Primo ministro Sebastién Lecornu, appena 27 giorni dopo la nomina, hanno aggravato ancor di più una crisi politica ed economica senza precedenti nella Quinta Repubblica.

Ultimo tentativo per formare il governo

Dop aver accettato lunedì le dimissioni di Lecornu, il Presidente Macron ha comunque deciso di continuare nell’accanimento terapeutico di trovare in extremis una maggioranza con cui governare.

Lo ha annunciato lo stesso Lecornu: «Ho accolto la richiesta del Presidente della Repubblica di condurre colloqui finali con le forze politiche per la stabilità del Paese». Scadenza ultima fissata a mercoledì sera, quando l’ex Primo ministro informerà «il Capo dello Stato se ciò è possibile o meno, affinché possa trarre tutte le conclusioni necessarie».

Se domani questi negoziati non produrranno una maggioranza solida all’Assemblea Nazionale, Macron si assumerà “tutte le sue responsabilità”, ha affermato un funzionario dell’Eliseo, alludendo alla possibilità di nuove elezioni parlamentari.

La crisi è interna alla compagine di governo

Dalle elezioni parlamentari del luglio 2024, indette a causa dell’exploit del Rassemblement National di Marine Le Pen, i due governi Barnier e Bayrou non hanno più goduto di una maggioranza di governo, dei 577 seggi ben 143 sono andati al Rassemblement National e ben 183 all’estrema sinistra del Nuovo Fronte Popolare, entrambi acerrimi rivali di Macron.

Le dimissioni di Lecornu (il quarto Primo ministro a dimettersi da gennaio 2024) sono arrivate dopo che i suoi alleati del partito di centrodestra Les Républicains avevano fatto intendere di non voler proseguire nel governo a causa dell’alto numero di ministri riconfermati rispetto alla precedente compagine (12 su 18).

Le critiche al Presidente iniziano ad arrivare anche dagli stessi membri di Ensamble, la compagine dell’attuale Presidente. Martedì 7 ottobre, infatti, l’ex primo ministro Edouard Philippe ha esortato Macron ad anticipare le elezioni presidenziali previste per il 2027.

La Francia ha bisogno di «uscire in modo ordinato e dignitoso da una crisi politica che sta danneggiando il Paese», ha dichiarato martedì a RTL. «Altri 18 mesi di questa situazione sono davvero troppi».

Le alternative per Macron

il Presidente francese ha di fronte a sé principalmente tre opzioni, tutte a loro modo problematiche. La prima, prevede lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale e nuove elezioni parlamentari.

Questa strada comporterebbe enormi rischi per Macron: i sondaggi indicano che il Rassemblement National guida con il 32% dei consensi, seguito dal Nuovo Fronte Popolare al 25%. Le nuove elezioni certificherebbero quindi l’irrilevanza della compagine di Macron.

Paradossalmente, nuove elezioni potrebbero non risolvere l’impasse all’interno dell’Assemblea Nazionale. La frammentazione del panorama politico francese suggerirebbe che anche un nuovo parlamento potrebbe rimanere diviso in tre blocchi inconciliabili, salvo improbabili accordi fra la compagine del Presidente e l’estrema destra o sinistra.

Un’altra possibilità, che Macron potrebbe essere tentato di utilizzare visto l’attaccamento alla poltrona dimostrato in questi mesi, consiste nel governare attraverso l’uso dell’Articolo 49.3 della Costituzione.

Questo meccanismo costituzionale permette al governo di far passare leggi senza voto parlamentare, a meno che l’Assemblea non approvi una mozione di sfiducia. L’articolo è particolarmente rilevante per le leggi di bilancio, dove l’Articolo 47 stabilisce che se il parlamento non approva il budget entro 70 giorni, l’esecutivo può procedere tramite ordinanza di bilancio.

L’ultima alternativa, quella che Macron ha sempre categoricamente escluso, ma senza dubbio la più caldeggiata dai francesi, sono le sue dimissioni. Il livello di (s)gradimento che i francesi nutrono nei suoi confronti ha raggiunto livelli record: secondo i sondaggi più recenti, solo il 15-22% degli elettori esprime fiducia nel Presidente, mentre l’80% disapprova la sua leadership.

Questi dati rappresentano il punto più basso della sua presidenza, persino peggiori di quelli registrati durante le proteste dei Gilet Gialli. Le dimissioni di Macron scatenerebbero automaticamente nuove elezioni presidenziali, non previste fino al 2027, in un momento in cui i sondaggi indicano una forte ascesa del Rassemblement National e del Nuovo Fronte Popolare.







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