Casa del Sole di Favria, tutti prosciolti nell’ultimo atto del processo
FAVRIA. Dopo quattro anni di processo e udienze fiume con decine di testimoni sentiti, finisce in un nulla di fatto il processo per la gestione, quantomeno opaca e oggetto di numerosi processi, della casa di riposo Villa Nizzia di Favria, anche nota come “Casa del Sole”. In particolare questo processo ha riguardato il delicatissimo passaggio gestione dalla cooperativa Mgl Gest a Eurocoop nel 2010, il cui socio occulto secondo quanto sostenuto dall’accusa pm Ruggero Crupi era Pasquale Motta.
Il pubblico ministero aveva chiesto 7 anni e 9 mesi per Motta, 4 anni per Maria Antonietta Colombo, 2 anni e 8 mesi per Nicola Iacaruso e 2 anni e 8 mesi per Mario Palagiano.
Assolti gli imputati Colombo e Iacaruso, entrambi di Candia Canavese, difesi dall’avvocata Claudia Arena, accusati di riciclaggio nell’ambito della gestione del ristorante Poseidon a Montalenghe.
Per il resto il rito ordinario del processo è finito in prescrizione, riguardando fatti accaduti tra il 2010 e il 2014. Per Motta, figura principale del procedimento, sono andati prescritti una serie di capi d’imputazione di tentata concussione, ricettazione, minacce, appropriazione indebita, trasferimento fraudolento di somme e valori.
L’accusa principale, però, era quella di peculato per aver fatto credere agli anziani della casa di riposo di dover corrispondere la retta a Eurocoop, nonostante fosse subentrata una nuova cooperativa, alla quale poi le somme non sarebbero mai state corrisposte. Ora, per questa accusa, il pm chiedeva una condanna per peculato, che è un reato contro la pubblica amministrazione che punisce solo «il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che si appropria di denaro o beni di cui ha la disponibilità per ragioni del proprio ufficio». Questo perché Eurocoop svolgeva l’attività per conto del Comune e dunque per l’accusa era assimilabile al pubblico ufficiale. Ma, ha sostenuto l’avvocato Renato Cravero, che ha difeso Motta, «l’imputato in ipotesi di accusa gestiva attività nel settore dell’assistenza quale privato convenzionato: una parte, residuale, delle prestazioni venivano pagate dall’Asl in forza della convenzione con il Comune di Favria, ma questo profilo è del tutto insufficiente per attribuire un ruolo di incaricati di pubblico servizio alla Eurocoop». Insomma, lo scambio di soldi avveniva tra privati e, come tale, il reato deve essere riqualificato in una truffa ormai prescritta da lungo tempo. E il collegio presieduto dal giudice Augusto Salustri ha dato ragione alla difesa di Motta. Dello stesso reato era accusato Palagiano, difeso dagli avvocati Luigi Maldera e Domenico Regina, e per lo stesso motivo l’accusa è stata riqualificata e dichiarata prescritta.
Durante la sua arringa Cravero ha anche sottolineato «il percorso di revisione critica e reinserimento sociale posto in essere dall’imputato a far tempo dal 2018 fino ad oggi».
In passato Motta era stato già condannato, infatti, con l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa a 5 anni (pena diminuita ma considerata in continuazione con un’altra condanna in appello) per aver riciclato denaro, attraverso la Casa del sole.
