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Октябрь
2025

La Francia ostaggio di Macron: Lecornu gioca l’ultima carta per salvare il presidente da un collasso inevitabile

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Sébastien Lecornu annuncia la “buona notizia”, peccato che non riguardi la Francia, bensì Emmanuel Macron. Tutti gli sforzi delle ultime ore mirano a un solo scopo: formare a qualunque costo un governo, qualsiasi governo, pur di evitare che il Capo dello Stato debba rassegnare le dimissioni o sciogliere l’Assemblea nazionale.

Dietro la calma istituzionale del premier dimissionario e dietro il suo richiamo alla “convergenza” si intravede la paura dell’Eliseo: quella di una dissoluzione che renderebbe il Parlamento ancora più ingovernabile e il Monsieur le Président ancora più isolato.

Lecornu e la missione impossibile

«Ho buone ragioni per dirvi che, da tutte le consultazioni che ho potuto condurre con la presidente dell’Assemblea nazionale, con il presidente del Senato, con tutte le formazioni politiche dell’Udi, di Liot, dei Républicains, di Place Publique, del MoDem, di Horizons, di Renaissance e di altre, emerge la volontà di dotare la Francia di una legge di bilancio entro il 31 dicembre», ha dichiarato Lecornu.

Parole che suonano più come un appello che come una concretezza. Il bilancio è ormai la stampella del potere, l’ultimo strumento che Macron può usare per non essere travolto dal suo stesso sistema. «Questa volontà di creare un movimento e una convergenza allontana le prospettive di una dissoluzione», ha aggiunto. E non a caso. Tradotto: allontana il rischio di un disastro politico per Macron.

Una Francia commissariata dal calcolo politico

A forza di compromessi, la Quinta Repubblica sembra aver perso se stessa. Si discute di “parametri” e di “percentuali”, ma non di visione. Lecornu ha parlato di «un certo numero di parametri che consentano alla Francia di avanzare». Un linguaggio tecnico, da burocrate più che da statista.

In realtà, a Parigi si gioca una partita di pura sopravvivenza. Il premier dimissionario cerca un bilancio per scongiurare la caduta del Presidente. L’unità invocata non nasce da un progetto, ma dal timore del collasso. Monsieur le Président, che ha fatto dell’“en même temps” (“tutto allo stesso tempo”) la sua cifra, oggi non ha più equilibrio: solo l’“en désespoir” (“in disperazione”).

L’esemplarità come diversivo

Nel tentativo di disinnescare le polemiche ancor prima di sedere sulla poltrona, Lecornu ha tenuto a precisare che i ministri rimasti in carica poche ore non avranno diritto ai tre mesi di indennità: «Ho deciso di sospenderle».

Ma la domanda resta: chi governerà la Francia?

Le riforme sospese e la destra in trincea

L’asse macronista tenta poi di ammorbidire le tensioni su un altro fronte, quello delle pensioni. Ma la destra respinge ogni ipotesi. «La destra è assolutamente contraria alla sospensione della riforma. Non è mai stato questione di cedere su questo punto», ha precisato l’entourage di Bruno Retailleau. Édouard Philippe ha ribadito: «Non si può scendere a compromessi con la verità e con il senso di questa riforma: bisogna lavorare di più».

A sinistra, Olivier Faure prova a presentarsi come partner “responsabile”, definendo la timida apertura «un risveglio tardivo, ma positivo». Jean-Luc Mélenchon, non è della stessa idea e lo attacca: «Sconcertante allineamento al salvataggio di Emmanuel Macron».

Marine Le Pen: “Macron affida la Francia al 2%”

Marine Le Pen ha commentato con ironia tagliente: «Se ho capito bene, Emmanuel Macron si appresta ad affidare Matignon al rappresentante di un partito che ha ottenuto l’1,75% alle presidenziali… e che costituirà un governo con quelli che hanno preso il 4,63%, il 4,78%, forse rafforzati da chi ha preso il 2,28%. Con tutto ciò, i francesi si sentiranno davvero rappresentati democraticamente».

La fotografia è impietosa: un Paese governato da minoranze aritmetiche e da compromessi di convenienza.

Un bilancio come ultima difesa

Sébastien Lecornu, quinto premier in due anni e il più effimero della Quinta Repubblica, tenta di concludere la sua missione con un risultato tecnico: una legge di bilancio. Ma il suo vero incarico è un altro — evitare che la crisi travolga il presidente.

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