Locana, sono due indagati per la morte del cacciatore 82enne
LOCANA. Sono due gli indagati per omicidio colposo per la morte di Armando Dalla Bona, 82enne cacciatore, ucciso domenica 6. Entrambi sono a piede libero: il primo è un 19enne originario della cintura di Aosta, difeso dall’avvocata Katia Guidi, ma residente a Castellamonte, il secondo invece è un 72enne di Castellamonte, difeso dall’avvocato Marco Morelli. Quest’ultimo sarebbe arrivato sul posto e avrebbe cercato di tranquillizzare il 19enne, scosso per aver capito di aver sparato al compagno di squadra. Il test dello stub è stato eseguito su entrambi, perché la pm Elena Parato vuole essere sicura di prendere in considerazioni tutte le ipotesi. Per il momento il 19enne, che aveva un fucile a canna rigata che ha una gittata lunga, ha reso spontanee dichiarazioni raccontando di aver sparato, sì, ma potrebbe in futuro fornire un’altra versione. Così la pm Elena Parato si sta assicurando gli accertamenti irripetibili necessari per l’incriminazione per omicidio colposo. Compreso il conferimento dell’incarico per l’autopsia al dottor Mario Apostol, che avverrà lunedì mattina alla presenza dell’avvocato della famiglia Dalla Bona, Alessandro Raucci.
«È morto, forse gli ho sparato io». Avrebbe sentito queste parole il cacciatore 72enne, quando si è avvicinato al 19enne. Nelle spontanee dichiarazioni alla pm Elena Parato ha ammesso, in sostanza, di aver sparato. Vista la collaborazione, non è stata spiccata una misura cautelare per nessuno dei due. Al medico legale resta il compito di capire se il colpo è stato decisivo nella morte dell’anziano. Dai risultati della balistica si capirà se si è trattato di un solo sparo. Il secondo cacciatore avrebbe cercato di rincuorare il 19enne dicendogli: «Era malato, vedrai che non sei stato tu...». Dalla Bona, però, aveva un foro che lo trafiggeva dalla spalla al torace. Solo l’autopsia potrà dire se si è trattato del colpo fatale e se quel colpo è stato esploso dal fucile del 19enne. Il ragazzo ha spiegato di aver visto passare un cinghiale e di aver sparato.
Dalla Bona, ex lavoratore della Singer, era volontario della Croce rossa a Montanaro, dove viveva, e presidente dei Tiratori canavesani di Lessolo. Era rimasto in una zona più a valle nei boschi di frazione Davioni. I soccorsi sono subito stati allertati, ma l’elisoccorso del 118 e i soccorritori non hanno potuto fare niente per salvarlo. A causa dell’area impervia, le operazioni di recupero della vittima sono durate fino a metà pomeriggio di domenica. Come presidente dei Tiratori canavesani di Lessolo aveva avuto, durante il Covid, l’idea di contribuire a comprare delle attrezzature mediche per la Croce rossa di Ivrea, donando 1.500 euro. In quell’occasione presidente Armando Dalla Bona era presente appunto insieme ad Andrea Maccioni, allora presidente della Croce rossa di Ivrea, e all’avvocato Alessandro Raucci.
