Asst raddoppia i turni di guardia dopo la devastazione al pronto soccorso di Vigevano
VIgevano. Dopo l’aggressione di sabato scorso al pronto soccorso di Vigevano (quando un 35enne ha devastato la zona dedicata al triage bloccando per ore l’arrivo delle ambulanze) a partire da novembre Asst attiverà turni di guardia armata h24 in pronto soccorso, sette giorni su sette: quelli attuali sono solo notturni. «La direzione esprime profonda vicinanza al personale del pronto soccorso di Vigevano che è stato vittima di un gravissimo atto di violenza» si legge nella nota diffusa da Asst, che aggiunge: «Nella volontà di prevenire in modo sempre più efficace questi episodi intollerabili, a decorrere dal mese di novembre, il servizio di vigilanza armata sarà esteso su 24 ore per sette giorni su sette grazie al supporto della direzione e dell’assessorato Welfare». Al momento, le guardie giurate presidiano i due reparti d’urgenza per 12 ore serali, dalle 20 alle 8 del mattino. Ma dopo l’ennesimo caso di violenza – e l’ondata di sdegno che ha generato – si cambia passo.
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Le contromisure
L’allungamento del servizio di guardia armata riguarderà una fascia oraria al momento coperta (in parte) dal presidio di polizia, che all’ospedale di Vigevano è operativo dalle 8 alle 16 dal lunedì al venerdì e si trova all’esterno al pronto soccorso. Mattina e pomeriggio sono i momenti della giornata in cui – statisticamente – si sono verificate più aggressioni, stando ai dati 2024 diffusi da Regione Lombardia. Il 38.8% cento dei casi di violenza registrati negli ospedali lombardi è infatti avvenuto di pomeriggio: erano circa le 15 quando, sabato scorso, il paziente ha devastato il pronto soccorso di Vigevano. Il 31.6% delle aggressioni è stato invece registrato la mattina, mentre il 26.7% è accaduto la sera/notte. L’estensione dei turni di guardia è una delle misure già attivate da Asst nel corso del tempo, come i braccialetti anti aggressione, il pulsante antipanico fisso, un telefono in “filo diretto” con le forze dell’ordine, telecamere e addestramento del personale per gestire situazioni di violenza. In questi casi, quelli che rischiano di più sono gli infermieri: nel 60 per cento dei casi sono loro le prime vittime.
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«Proseguiamo il confronto»
È per questo motivo che, nei giorni scorsi, il presidente dell’ordine degli infermieri Matteo Cosi ha chiesto aiuto alla prefettura, chiedendo di convocare un tavolo di confronto sulle aggressioni aperto anche ai Comuni e ai vertici degli ospedali. «Asst intende proseguire il confronto con tutte le istituzioni del territorio e con gli ordini professionali, al fine di garantire una rete di protezione che tuteli i professionisti sanitari che ogni giorno si prendono cura con abnegazione della salute della popolazione» prosegue la nota.
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Dopo l’ennesima aggressione ai danni di chi lavora in ospedale (276 quelle registrate negli ospedali della provincia l’anno scorso) anche la politica comunale è scesa in campo, con una mozione del gruppo Pd, Polo laico e Movimento 5 stelle che chiede al sindaco di far pressione per attivazione di un posto di polizia h24, sette giorni su sette. Il documento ha suscitato il commento piccato del sindaco Andrea Ceffa: «Non ho bisogno della mozione di chi sinora se n’è fregato della sicurezza. Ho invece apprezzato l’impegno di medici, infermieri, dell’Asst e della prefettura a cercare una soluzione rapida».
