L’università si schiera con la Palestina: «A Gaza e in Cisgiordania violazioni intollerabili»
Pavia. Il primo senato accademico presieduto lunedì dal nuovo rettore Alessandro Reali si è chiuso con l’ok a una mozione di condanna nei confronti del governo israeliano e del suo esercito, per via del massacro nella Striscia di Gaza. L’università, inoltre, si impegna a revisionare i propri rapporti di collaborazione (con università ed enti) che rischiano di integrare violazioni dei diritti umani e crimini di guerra. Non un boicottaggio tout court che colpirebbe anche quei docenti che sono contrari all’operato del governo Netanyahu, ma un’assunzione di responsabilità rispetto agli accordi che si stipulano: è anche per questo motivo che il dipartimento di Scienze del farmaco ha deciso di sospendere la collaborazione con un docente che è anche riservista dell’esercito israeliano. «lI senato accademico – si legge nel documento – esprime la più ferma condanna per le intollerabili violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale da parte del governo, dell’esercito e dei coloni di Israele nei confronti del popolo palestinese nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, acuitesi a seguito del brutale attacco terroristico perpetrato da Hamas il 7 ottobre 2023. Il Senato condanna tale massacro, costato la vita a più di 1200 civili israeliani, e ogni episodio di antisemitismo». È la prima volta che l’ateneo di Pavia prende posizione in modo così netto in merito al genocidio in corso a Gaza (riconosciuto anche dalle Nazioni unite) dopo circa un anno di proteste interne all’ateneo che – a più riprese – hanno accesso il dibattito nella comunità accademica. La mozione è stata approvata a larga maggioranza incassando solo 3 astensioni e nessun voto contrario.
«Serve un sistema di verifica trasparente»
Tra i punti salienti del documento, c’è l’impegno verso la creazione «adeguato e trasparente sistema di verifica dei progetti di collaborazione scientifica e didattica in atto con università, enti e aziende pubbliche e private che rischiano di integrare violazioni dei diritti umani e crimini di guerra»: l’università di Pavia, come molte altre, intrattiene da tempo una collaborazione con molti enti accademici di Israele, un paese che negli anni ha investito miliardi per potenziare la sua capacità di ricerca in ambito scientifico (e anche militare, attraverso tecnologie a doppio uso). Nelle intenzioni della mozione, sarà possibile sospendere le collaborazioni internazionali in caso di violazioni acclarate dei diritti umani: un modo per non colpire anche i rapporti in ambiti di ricerca che niente hanno a che fare con la guerra o con la situazione internazionale. La mozione, inoltre, non si applica ai soli rapporti con Israele ma offre un quadro interpretativo per valutare tutti i rapporti istituzionali con università estere. «L’idea di questa mozione è prendere una posizione chiara, doverosa ed equilibrata» spiega il rettore Alessandro Reali. «Abbiamo scelto di non attuare una mozione di boicottaggio accademico perché a nostro avviso non può essere una soluzione: colpirebbe anche le collaborazioni che niente hanno a che fare con potenziali violazioni dei diritti. La decisione che in senato accademico abbiamo preso ci è sembrata più equa, approvando un provvedimento che non si applica solo al conflitto a Gaza, visto che non è l’unico posto nel mondo in cui si consumano queste dinamiche».
Il caso a scienze del farmaco
Una prima sospensione è già stata decisa: il dipartimento di Scienze del Farmaco ha deciso di non rinnovare un contratto di collaborazione attivo dal 2018 con un professore israeliano che è anche un riservista attivo dell’esercito israeliano (Idf): da tempo il docente tiene un corso di due settimane a Pavia, che quest’anno terminerà il prossimo venerdì 24 ottobre. È stato disertato da molti studenti contrario all’operato dell’Idf a Gaza, la cui condotta è stata a più riprese censurata dagli osservatori internazionali per via dell’alto numero di vittime civili provocato dall’invasione nella Striscia. «Considerata la situazione attuale, come dipartimento e corso di studi avremmo voluto quest'anno sospendere, o per lo meno rimandare le lezioni in attesa del primo senato accademico presieduto dal rettore Alessandro Reali» spiega Simona Collina, direttrice del dipartimento di Scienze del farmaco. «Abbiamo invitato il docente a posticipare il suo arrivo a febbraio, alla fine del semestre: lui ha rifiutato. Nell'impossibilità di rescindere il contratto ne abbiamo preso atto e abbiamo parlato con le rappresentanze studentesche, spiegando la situazione. Il docente è arrivato quando previsto e ha fatto lezione. A valle del senato accademico che ha approvato la mozione sulla questione palestinese, il docente terminerà le sue lezioni questa settimana, concludendo così la sua collaborazione didattica con noi».
«Ci uniamo a chi chiede giustizia»
Ma oltre alle “istruzioni operative” in merito ai rapporti internazionali, la mozione del senato accademico è soprattutto una presa di posizione di fronte a un massacro: «Dall’ottobre 2023 i morti documentati a Gaza sono più di 67 mila, quasi 170 mila i feriti, più di 1 milione e 900 mila gli sfollati, con un impatto drammatico sulle categorie più fragili della popolazione – si legge –. Le ordinanze della Corte internazionale di giustizia che intimavano a Israele di prevenire atti riconducibili al genocidio sono state sistematicamente disattese, mentre il blocco degli aiuti ha provocato una gravissima carestia che ha mietuto ulteriori vittime tra i sopravvissuti. A ciò si aggiunge la radicale devastazione del sistema scolastico: la maggior parte delle scuole, università e biblioteche sono state distrutte o rese inservibili, negando a centinaia di migliaia di studenti il diritto all’istruzione. Alla luce di ciò, il senato si unisce a tutte le voci, palestinesi e israeliane, italiane e internazionali, di qualsivoglia appartenenza e ispirazione, che sollecitano la tempestiva cessazione di ogni crimine commesso nei confronti della popolazione civile in Palestina e in Israele e condannano lo sterminio, la pulizia etnica, l’apartheid e ogni forma di oppressione, appellandosi al diritto inalienabile di tutti gli esseri umani a una vita dignitosa, a un’adeguata alimentazione, alle cure sanitarie, all’istruzione. In questo senso, il Senato esprime il proprio sostegno morale e politico agli obiettori di coscienza, renitenti alla leva, disertori, attiviste e attivisti nonviolenti israeliani e palestinesi che rifiutano ogni complicità, da ambo i lati, con il massacro e l’occupazione».
