Eredità milionaria e otto testamenti, il giallo della ricca “zia d’America”
Rivarolo canavese
Un patrimonio da quasi tre milioni e mezzo di euro, fra case, terreni, conti correnti, titoli e un autolavaggio. È l’eredità contesa di Nerina Pomatto, la “zia d’America” nata negli Stati Uniti nel 1925 e tornata in Canavese dopo una vita trascorsa oltreoceano. È morta nel 2021, a 96 anni, lasciando dietro di sé una fortuna capace di dividere parenti e conoscenti, e una scia di testamenti che hanno finito per accendere un processo molto discusso al tribunale di Ivrea.
Sul banco degli imputati c’è Renato Naretto, l’avvocato che per anni aveva assistito la donna nelle questioni legate ai suoi immobili e che, secondo la procura, avrebbe approfittato della sua fragilità negli ultimi anni di vita per essere nominato erede principale.
L’accusa formulata dalla pm Valentina Bossi è di circonvenzione d’incapace: il legale, noto e molto stimato in città, avrebbe spinto la donna, ormai anziana e seguita da un amministratore di sostegno, a modificare più volte le disposizioni testamentarie in proprio favore.
Tra il 2019 e l’agosto 2021, Nerina Pomatto ha infatti redatto otto testamenti, tre dei quali nell’ultimo mese di vita.
Un ritmo definito “vorticoso” dagli inquirenti, che ha scatenato le contestazioni dei parenti e di alcune persone vicine, convinte che la zia non fosse più in grado di comprendere appieno le proprie decisioni. Video, registri delle visite e testimonianze raccolte dall’amministratore di sostegno sono oggi parte del fascicolo processuale, insieme alle perizie mediche che dovranno stabilire la reale lucidità della donna nei giorni precedenti la morte.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Ferdinando Ferrero del Foro di Ivrea, ha chiarito che i denuncianti non sono discendenti diretti della defunta e che avevano già ricevuto una parte molto consistente dell’eredità.
Ferdinando Ferrero ha inoltre ricordato che diversi testimoni, ascoltati nel corso del procedimento, hanno confermato la piena lucidità della Pomatto e la sua capacità di esprimere volontà autonome fino all’ultimo.
Per la procura, invece, la sproporzione tra i lasciti e il vantaggio ottenuto dall’imputato rappresenta un indizio di abuso di debolezza. Da qui il sequestro preventivo dei beni e la ricostruzione capillare dei movimenti patrimoniali degli ultimi anni di vita della donna.
L’ultima udienza si è svolta nella mattinata di mercoledì 22 ottobre al tribunale di Ivrea, dove sono stati sentiti nuovi testimoni, tra cui la storica badante dell’anziana donna, e acquisite ulteriori perizie.
La prossima è fissata per novembre, quando il giudice dovrà valutare se quella della “zia d’America” fu una decisione libera o il frutto di una manipolazione tanto sottile quanto devastante.
