Gli 80 anni di Confindustria Canavese e la proposta per un nuovo modello
IVREA. La dimensione umana e la tecnologia, l’esempio di Olivetti come filo conduttore, riflessioni e spunti per lo sviluppo: sono alcuni dei temi trattati nell’assemblea pubblica organizzata all’Officina H di Ivrea lunedì 27 ottobre per celebrare gli 80 anni di Confindustria Canavese. L’evento è stato l’occasione per proporre l’apertura di un tavolo interdisciplinare per la creazione di un nuovo modello imprenditoriale, partendo proprio da Ivrea che è stata la culla del pensiero olivettiano.
Le origini
«Buon compleanno a Confindustria Canavese, nata dopo la Seconda guerra mondiale, quando tutti gli imprenditori italiani iniziarono a pensare di mettere in campo una reazione forte per risollevarsi da un periodo complesso – ha detto alla platea gremita il presidente Paolo Conta –. Adriano Olivetti e altri 40 imprenditori decisero di costituire l'Associazione industriale Ivrea e Canavese. Questo gruppo di imprenditori il 26 ottobre del 1945 ebbe l'audacia di guardare oltre quello scenario, coniugando sviluppo economico e sociale. Nasceva il pensiero olivettiano, che ha costituito un impulso fortissimo di sviluppo per l'Italia e per il mondo, combinando l’innovazione e la crescita aziendale a un modello unico di responsabilità sociale d’impresa».
Variabili e difficoltà di oggi
Anche lo scenario odierno necessità di strategie accurate: «Ci troviamo di fronte a una complessità inedita, capace di scardinare convinzioni che pensavamo scolpite nella pietra. A complicare la gestione è il numero delle variabili, dalle guerre ai dazi, dal Covid all’inflazione. Oggi due elementi di criticità sono velocità di comparsa di queste variabili e la loro imprevedibilità. Il ritmo delle nostre imprese, però, non può rallentare. Dobbiamo, quindi, far sentire la nostra voce collettiva per migliorare il contesto in cui operiamo, come il costo dell'energia, la neutralità tecnologica, le infrastrutture fisiche e digitali e la burocrazia».
Tre priorità potrebbero essere il punto d’avvio: «La prima, di opportunità, riguarda l'abbattimento dei dazi interni all'Unione europea, che pesano per il 45% sulla manifattura e per il 110% sui servizi. Una priorità di natura pratica riguarda, invece, l'attivazione dell'accordo Mercosur, un mercato da 750 milioni di consumatori con rischi ma anche grandi possibilità. Infine, c’è la necessità di una politica industriale nazionale capace di fornire agli imprenditori e al Paese scenari chiari e stabili, che è ciò di cui abbiamo bisogno per lavorare nelle nostre imprese. Occorrono una forte vocazione all’innovazione, persone con competenze qualificate ed eterogenee e una seria politica industriale, con almeno una visione triennale, separata da condizionamenti politici e di settore che abbia solo a cuore il bene del Paese. Noi, intanto, dobbiamo dare un forte e diverso impulso agli investimenti. In questo scenario digitalizzazione e flessibilità, prima ancora dell’efficienza, svolgono un ruolo chiave».
Un nuovo modello
La celebrazione degli 80 anni dalla fondazione per Confindustria Canavese sono anche il momento ideale per guardare al futuro con coraggio e un pizzico di provocazione: «Lanciamo l’apertura di un tavolo multidisciplinare per l’approfondimento e la razionalizzazione di un nuovo modello. Quale posto migliore di Ivrea e del Canavese, comunità che ha dato i natali al pensiero olivettiano e che è stata capace di creare un modello originale di innovazione e responsabilità sociale in impresa, per avviare un processo di reinterpretazione moderna di quella vocazione territoriale che ancora oggi permea le nostre aziende? Umanesimo tecnologico è il titolo della nostra assemblea: al tempo di Adriano Olivetti tecnologia e uomo viaggiavano in parallelo, oggi questi due elementi stanno velocemente convergendo. Ci occorre un ecosistema aperto, dinamico, che riunisca discipline, tecnologia, sociologia, giurisprudenza, economia, filosofia ed etica. Dobbiamo discutere, pensare e realizzare. Poi puntare su alcuni settori importanti: la sicurezza sul lavoro, la silver economy, lo sport e il benessere. E abbiamo bisogno di attori che credano nella nostra proposta».
Come ha sottolineato la consigliera di Città metropolitana Sonia Cambursano gli imprenditori canavesani sono abituati a resistere ed evolvere: «Lo fanno con le loro tradizioni e con l’innovazione, con la capacità di guardare al futuro e a orizzonti globali con radici salde». La pensa allo stesso modo il sindaco di Ivrea Matteo Chiantore: «Oggi come 80 anni fa per lo sviluppo del Canavese parliamo di lavoro, di impresa, di infrastrutture e comunità, di una visione coraggiosa in un territorio e in una città che mutano. Alle nostre imprese chiediamo di continuare ad avere fiducia e ambizione». —
