Ex Colussi come una tela: il writer porta l’arte nell’area dismessa di Codevilla
CODEVILLA. L’ex stabilimento Colussi di Codevilla, chiuso da anni e in attesa di una nuova destinazione, si sta trasformando in una grande tela a cielo aperto grazie al talento di Lorenzo Fontanella, in arte Speker, giovane artista pavese classe 2002. L’idea è nata all’inizio dell’anno, dal desiderio di riportare vita e colore in un luogo fermo da tempo e grazie alla disponibilità della proprietà, che ha concesso i permessi per realizzare il murales. Il dipinto raffigura Lucinda, la compagna di Speker, che l’artista utilizza spesso come musa: «Siamo andati a fare delle foto insieme, volevo raccontare una storia e trasmettere tranquillità. Non tanto valorizzare il territorio in modo esplicito, ma creare un’emozione che chiunque potesse sentire, che viva a Codevilla o a Milano».
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Il progetto è completamente autofinanziato: «Non ho partecipato a bandi o ricevuto fondi. Avevo già parecchia vernice a casa e, con un po’ di materiale nuovo, me la sono cavata. Era qualcosa che volevo fare per me, per il piacere di dipingere». L’opera, visibile anche dalla rotonda di Pittarello, si inserisce nel paesaggio con armonia e invita a fermarsi e a riscoprire la bellezza di un luogo dimenticato. Lorenzo, che firma le sue opere con questo nome d’arte nato ai tempi dei graffiti, ha iniziato studiando meccanica all’Itis di Pavia, ma presto ha capito che non era la sua strada: «Ho deciso di cambiare completamente e ho studiato illustrazione, anche a Los Angeles. Mentre studiavo continuavo a dipingere e così le due passioni si sono fuse».
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Dopo la laurea, conseguita lo scorso dicembre, ha cominciato a viaggiare per il mondo partecipando a festival di street art: «Sono stato in Belgio, negli Stati Uniti, in Messico, in Germania e in Kosovo. A Los Angeles ho realizzato il mio primo murale grande, di cinque piani, nel centro di Downtown. È stata un’esperienza fantastica». Lucinda è spesso protagonista delle sue opere: «È più facile coinvolgere lei, è sempre con me. E poi rende tutto più personale, più vero. In un certo senso ogni progetto ci unisce».
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Dietro ogni lavoro di Speker non c’è solo colore, ma una ricerca di emozione, un modo per raccontare la propria visione del mondo attraverso i muri delle città: «Mi fa piacere quando qualcuno guarda il murales e prova qualcosa, anche senza sapere tutta la storia. Alla fine è questo che conta: trasformare un luogo fermo da anni in qualcosa che fa sorridere chi ci passa accanto».
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