Il mercato tossico di gennaio: Napoli prigioniero delle tarantelle
di Vincenzo Letizia
Gennaio, a Napoli, non è un mese. È uno stato d’animo. Un limbo. Una sala d’attesa senza medico, dove il numero sul display non avanza mai.
Prima del mercato c’è sempre qualcuno da prendere assolutamente. Un esterno, un centrale, un attaccante “pronto”. Pronto a cosa, non si sa. Ma pronto. I nomi rimbalzano come palline da flipper: uno oggi, due domani, tre “monitorati”. Il Napoli deve intervenire, il Napoli non può aspettare, il Napoli ha le idee chiare.
Poi il mercato apre. E con lui, le tarantelle.
Prezzi che salgono, formule che cambiano, priorità che slittano. Prestito sì, prestito no. Obbligo condizionato, riscatto legato alla luna crescente. Il tempo passa, le giornate scorrono, e ogni trattativa diventa improvvisamente “complicata”. Una parola che a Napoli, a gennaio, suona come una sentenza.
Nel frattempo la squadra gioca. Con quello che c’è. Con quello che resta. Con quello che “tanto poi arriva qualcuno”.
E non arriva nessuno.
A metà gennaio, quando la penuria è ormai evidente, parte la seconda fase: il tiro al bersaglio. I soliti nomi, spesso improbabili, quasi sempre irrealizzabili. Profili internazionali, costi fuori scala, incastri da playstation. E quando anche questi evaporano, ecco la frase salvifica: “Se ne riparla a giugno.”
Giugno. Il mese rifugio. Il mese delle promesse. Il mese dove finiscono tutti i sogni di gennaio.
Peccato che la storia racconti altro. Perché da anni, tutti i nomi fatti a gennaio per giugno non si sono mai concretizzati. Mai uno. Mai che quel “sì, ma a fine stagione” diventi realtà. È un déjà-vu che non ha più nemmeno il gusto della sorpresa.
Così il mercato di gennaio, per il tifoso del Napoli, diventa tossico. Non perché non si compri – può succedere – ma perché si comunica male, si alimentano aspettative, si gioca con l’illusione. È un mercato che logora, che stanca, che crea più frustrazione che speranza.
E alla fine resta sempre la stessa sensazione: non quella di una strategia, ma di una sopravvivenza. Non programmazione, ma gestione dell’emergenza. Non silenzio virtuoso, ma rumore inutile.
Forse, basterebbe meno teatro. Meno nomi. Meno tarantelle.
Perché a Napoli, a gennaio, il problema non è chi non arriva.
È tutto quello che viene raccontato prima di non arrivare.
L'articolo Il mercato tossico di gennaio: Napoli prigioniero delle tarantelle proviene da PianetAzzurro.it, news sul Calcio Napoli e sul mondo delle scommesse.
