Paolo Sorrentino e la “grazia” dei politici”: nostalgia per Draghi, amore per Napolitano, snobismo per Meloni
Paolo Sorrentino continua a ripeterlo: “La Grazia non è ispirato a Mattarella. Certo, prende spunto da fatti reali: abbiamo avuto non uno ma due presidenti vedovi, con una figlia che svolgeva mansioni importanti nella vita del padre”. Lo ha ripetuto anche oggi, al “Corriere della Sera”, in una lunga intervista nella quale, però, ha comunque citato Oscar Luigi Scalfaro e Sergio Mattarella. “Due giuristi, due cattolici. Qui finisce l’analogia tra l’attuale presidente della Repubblica e quello inventato da noi”. Ma per la prima volta, alla vigilia dell’uscita del suo film “La Grazia“, si espone sul piano politico.
Paolo Sorrentino, “la Grazia” e le pagelle ai politici
“Le mani migliori erano quelle di Draghi”, risponde Sorrentino a una domanda su vecchi e nuovi politici. Sì, ma della Meloni cosa pensa? Qui il regista svicola: “Non penso tanto. I politici di oggi non li capisco molto. La situazione mondiale è talmente intricata e nuova, non per colpa loro, che mi pare si muovano in maniera contraddittoria. Se fossi un politico, troverei grande difficoltà a capire con chi stare e cosa fare” dice. Nel film il presidente va alla prima della Scala, e gli gridano tra gli applausi: “Grazie per averci liberati da quell’incosciente!”. Vengono in mente Napolitano e Berlusconi. È così? Anche qui Sorrentino divaga: “Non vorrei fare nomi, in un mondo in cui tutti si lanciano accuse reciproche. Ne abbiamo avuti tanti di incoscienti. Mi pare ce ne siano ancora molti, e siano in aumento”. La sua passione politica è però Napolitano. “L’ho conosciuto abbastanza bene, l’ho incontrato più volte, e mi ha estremamente affascinato. La mia fascinazione per Napolitano l’ho messa nel personaggio del film. A Toni Servillo quando ho messo il cappello, era il cappello che portava Napolitano. Cossiga? No, francamente non ho pensato; mi sono rifatto di più a presidenti molto equilibrati. E, nel periodo da picconatore, Cossiga tutto lasciava credere tranne essere in equilibrio”.
La destra saprà esprimere un personaggio altrettanto autorevole?, gli chiedono. “Non lo so. Me lo auguro. Non erano presidenti così di sinistra, ma di centro. Pensi a Ciampi. Lo stesso Napolitano era un migliorista, veniva dall’ala destra del Pci. Le norme che legano l’elezione del presidente alla maggioranza dei due terzi, nelle prime votazioni, e poi alla maggioranza assoluta sono formidabili. Impongono una convergenza. Eliminano gli estremisti”. Ma una cosa di destra c’è: la scena in cui il protagonista canta con gli alpini è commovente.
L'articolo Paolo Sorrentino e la “grazia” dei politici”: nostalgia per Draghi, amore per Napolitano, snobismo per Meloni sembra essere il primo su Secolo d'Italia.
