Il campo Coni chiude un’ora prima: «Colpito chi lavora fino a tardi»
Pavia. Da febbraio il campo Coni destinato all’atletica leggera chiuderà alle 20 anziché alle 21: una scelta dettata dalla carenza di custodi che possano occuparsi di aprire e chiudere gli impianti comunali, che ha scontentato gli sportivi abituati ad allenarsi in quell’orario, magari perché l’unico libero da impegni lavorativi.
A serrare i cancelli ci penseranno gli addetti di Asm, che già chiudono i parchi gioco della città alle 20 (d’inverno) e alle 21 (d’estate). «Così si colpiscono gli atleti che finiscono tardi di lavorare» afferma Simona Viola, ex maratoneta e referente del gruppo podistico di Avis.
La situazione
Già a novembre, il vicino PalaTreves e il PalaChiappero sono stati dati in “autogestione” alle società in cambio di uno sconto sul canone: a loro il compito di aprire e chiudere le palestre, una volta terminato l’allenamento. Al campo Coni si è provato ad applicare lo stesso patto di collaborazione, ma la proposta ha incontrato l’opposizione dei gruppi sportivi per almeno due ragioni: da un lato, la pista di atletica leggera è frequentata anche da atleti individuali, per i quali le società non vogliono essere responsabili. Dall’altro, gli allenamenti di atletica non seguono le stesse logiche degli sport collettivi, dove tutta la squadra si allena insieme per un tempo prestabilito, e poi libera il campo all’associazione che viene dopo: in certi casi, anche i podisti dei gruppi sportivi decidono di allenarsi in autonomia, oppure programmano una corsa all’ultimo momento se una giornata uggiosa al mattino promette schiarite al pomeriggio. «È impossibile programmare un allenamento come fossimo una squadra – aggiunge Viola – magari un gruppo di velocisti decidono di allenarsi insieme in un momento della giornata diverso dagli appuntamenti dell’associazione». Per questo e altri motivi, i gruppi podistici hanno scelto di declinare il compromesso avanzato dal Comune, cioè di aprire e chiudere loro il campo Coni. L’amministrazione, allora, ha incaricato Asm, che sbarrerà i cancelli nell’ambito del giro di chiusura dei parchi gioco, mentre l’apertura al mattino sarà in carico agli operatori delle pulizie. La ricaduta sta negli orari, con gli ultimi atleti che dovranno uscire entro le 20 (mentre le società dovranno comunque occuparsi di chiudere gli spogliatoi e spegnere le luci). La novità è stata vista da alcuni come un restringimento del perimetro pubblico dedicato allo sport (in un capoluogo di provincia che da 3 anni è orfano di una piscina comunale): chi ha ambizioni podistiche per lo meno amatoriali – ma magari non può essere al campo prima delle 19 – sa che un’ora tra preparazione, allenamento e doccia può non bastare in vista di una gara. «È un problema per gli universitari o gli amatori che non hanno un altro orario in cui allenarsi» aggiunge Marcello Scarabelli, direttore tecnico della sezione atletica del Cus. Per altre associazioni, invece, la soluzione appare più accettabile: «Noi non ci saremmo presi la responsabilità di chiudere l’impianto. Sugli orari, invece, ci si può adattare» afferma Laura Turpini, della 100 Torri.
L’assessora allo Sport Angela Gregorini replica: «Alle società era stato proposto di prendere il campo Coni in autogestione, ma loro hanno scelto di non assumersi la responsabilità dell’impianto. Trovare un altro soggetto che se ne occupasse sarebbe stato antieconomico, così abbiamo contattato Asm che chiuderà il campo in concomitanza con i parchi gioco, alle 20 nei mesi invernali e alle 21 nei mesi estivi. Siamo tuttavia disponibili a trovare altre soluzioni per avvantaggiare gli atleti e le società che li rappresentano».
