“Tutto il male del mondo”, a Voghera il docu-film su Giulio Regeni
Pavia. Un’opera di memoria civile, capace di ricordare quanto alto possa essere il prezzo della libertà e della ricerca della verità. Questo è “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, il documentario diretto da Simone Manetti che giovedì 5 febbraio sarà proiettato alle 21 al Cinema Arlecchino di Voghera.
Il film si propone come un contributo rigoroso e necessario alla ricostruzione della verità sui fatti che portarono al rapimento, alla tortura e all’uccisione di Giulio Regeni, giovane ricercatore italiano scomparso al Cairo tra il 25 gennaio e il 3 febbraio 2016, in un caso che ha scosso profondamente l’opinione pubblica nazionale e internazionale.
Il documentario ripercorre le tappe fondamentali di quella tragica vicenda, dal sequestro alla scoperta del corpo senza vita di Giulio, ritrovato il 3 febbraio 2016 ai margini di una strada nei pressi della capitale egiziana. La ricostruzione si basa sul contributo diretto della famiglia Regeni e dell’avvocata Alessandra Ballerini, che da anni conduce una battaglia giudiziaria complessa e spesso ostacolata, segnata da depistaggi, silenzi istituzionali e verità negate.
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Il processo
Il racconto si sviluppa soprattutto intorno al processo - a carico di quattro agenti della National Security egiziana - alle deposizioni dei testimoni e agli atti giudiziari, dando spazio alle voci di chi ha vissuto questa storia in prima linea e facendo emergere con chiarezza responsabilità e omissioni.
Per la prima volta, sono Claudio Regeni e Paola Deffendi, insieme all’avvocata Ballerini, a prendere direttamente la parola e a raccontare il loro punto di vista, non solo come protagonisti di una vicenda giudiziaria, ma come genitori che non hanno mai smesso di chiedere giustizia per il figlio. La loro testimonianza restituisce tutta la dimensione umana di una lotta che va ben oltre il caso individuale, trasformandosi in un confronto aperto con uno Stato, quello egiziano, accusato di gravi violazioni dei diritti umani.
«Confidiamo – dichiarano i genitori di Giulio – che la diffusione di questo documentario possa far conoscere la nostra lunga battaglia per ottenere verità e giustizia e aiutare a comprendere tutto il male che abbiamo dovuto affrontare, insieme agli ideali che ci hanno guidati. Speriamo che la consapevolezza di “tutto il male del mondo” che si è abbattuto su Giulio e su di noi possa rendere più difficile il ripetersi di simili tragedie, che sappiamo continuare a verificarsi, spesso nell’impunità, ai danni dei tanti Giuli e delle tante Giulie nel mondo». La sentenza del processo a carico dei quattro agenti della National Security (il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif) è attesa entro la fine del 2026, in un passaggio cruciale non solo per la famiglia Regeni, ma per il principio stesso di giustizia internazionale.
