Ksenia Efremova, crescere troppo in fretta per diventare grandi
Nel tennis, più che altrove, il tempo non è mai un alleato neutrale. A volte accelera, altre volte travolge. Nel caso di Ksenia Efremova, il tempo ha fatto entrambe le cose. Ha spinto in avanti il talento con una velocità impressionante, e allo stesso tempo l’ha costretta a crescere prima del previsto, a conoscere il dolore, la perdita, la responsabilità. È anche per questo che la vittoria all’Australian Open junior femminile 2026 non è soltanto un titolo: è un punto fermo, una fotografia nitida di chi è oggi Efremova e di ciò che potrebbe diventare domani.
A Melbourne, sotto il sole che abbaglia e non fa sconti, la quindicenne franco-russa ha battuto in finale la russa Ekaterina Tupitsyna, diventando la prima francese a conquistare il titolo junior femminile all’Open d’Australia dal 1999 (allora fu Virginie Razzano). Un dato che pesa, e che dice molto anche del contesto in cui questa storia si inserisce: quello di una Federazione francese che da tempo lavora per costruire il futuro, anche guardando spesso oltre i confini, ragionando in maniera diversa. Se i talenti non sono cresciuti in casa, ma hanno la possibilità di difendere i colori transalpini , pochi ragionamenti: si naturlizzano e allez le blues.
Un talento nato a Mosca, cresciuto lontano da casa
Ksenia Efremova nasce a Mosca il 28 aprile 2009. Il tennis non è un accidente casuale: sua madre, Julia Efremova (ex Vorobeva), è stata una giocatrice professionista, numero 285 WTA. Ma il talento di Ksenia si manifesta prima ancora che esista un progetto strutturato. Racchetta in mano quasi per gioco, movimenti naturali, una pulizia tecnica che colpisce immediatamente. “Voglio diventare una leggenda”, dice da bambina. Non era uno slogan, ma l’obiettivo di chi sa di avere le carte in tavola per poter ambire a qualcosa di grande, senza perdere troppo tempo.
Il destino, però, e la vita, hanno subito messo di fronte alla giovane Ksenia un dolore troppo grande per chiunque, a maggior ragione per una bambina. Nel 2021, mentre Ksenia è impegnata in un torneo internazionale in Svezia, il padre Alexey muore dopo una lunga malattia causata da un linfoma. Julia decide di dirglielo subito: Ksenia non si ritira. Scende in campo, gioca, vince il torneo e lo dedica al padre. È un episodio che ritorna spesso nei racconti su di lei, non per retorica o per falsa esaltazione delle virtù di questa ragazza, ma perché spiega meglio di qualsiasi analisi la struttura mentale di questa giovane atleta.
La Francia come approdo (e come scelta)
Dopo quella perdita, la famiglia Efremova si trasferisce definitivamente in Francia. La Costa Azzurra diventa il nuovo orizzonte, prima con un passaggio nell’orbita di Patrick Mouratoglou, poi con un lavoro più mirato in centri di alto livello. Nel 2023 arriva la cittadinanza francese. Non una formalità, ma una scelta di vita, rafforzata anche dalla distanza, politica e personale non solo sua ma di tutta la famiglia, madre in primis, rispetto alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.
Qui il discorso si allarga e diventa inevitabilmente sistemico. La Fédération Française de Tennis sta investendo molto su profili come quello di Efremova: talenti formati all’estero, spesso nati in Russia, che trovano in Francia un contesto tecnico, logistico e umano più stabile. Un progetto che passa anche dalla visione dirigenziale di Ivan Ljubičić, responsabile dell’alto livello, chiamato a costruire una filiera competitiva in un tennis femminile che, numeri alla mano, fatica a produrre profondità.
Gracheva, Efremova e una linea che non è casuale
Il caso di Varvara Gracheva è emblematico. Nata in Russia, cresciuta tennisticamente in Francia, naturalizzata nel 2023 dopo quasi dieci anni di residenza e allenamenti all’Élite Tennis Center, Gracheva è oggi l’unica francese nella top 100 WTA. Anche per lei, la presa di distanza dall’invasione dell’Ucraina è stata determinante nella scelta.
Efremova segue una traiettoria diversa per età e potenziale, ma simile per contesto. È un caso? Forse sì. Ma la storia ama le coincidenze che si ripetono. Ed è interessante notare come, sul piano storico e politico, la Francia sia stata a lungo la più grande alleata della Russia in Europa. Dopo la caduta del Secondo Impero di Napoleone III, alla fine del XIX secolo, la Francia repubblicana e l’Impero russo di Alessandro III siglarono la Duplice Intesa, un’alleanza militare difensiva antitedesca, firmata segretamente nel 1892 e rimasta in vigore fino alla Rivoluzione Russa del 1917. Altri tempi, altre logiche, ma le linee di contatto, nel bene e nel male, non scompaiono mai del tutto.
Melbourne: il punto di svolta
Torniamo al campo. All’Australian Open junior 2026, Efremova era testa di serie numero 3. Ha vinto il titolo senza mai perdere la bussola, anche nei momenti in cui il suop tennis non scorreva fluido, cosa che durante uno Slam accade ai più grandi, figurarsi se non può accadere a chi questo mondo lo conosce appena. “Gioco sempre meglio partita dopo partita”, aveva detto dopo la semifinale. In finale ha vinto pur ammettendo di non aver giocato il suo miglior match. Ed è forse questo il dettaglio più significativo.
Il suo tennis è già riconoscibile: destrimane, rovescio a due mani, ritmo alto, propensione naturale a prendere l’iniziativa, ma il vero tratto distintivo è la solidità mentale. “Mentalmente non bisogna mollare”, ha spiegato dopo la finale. È crollata a terra dopo il match point, “in stile Sabalenka e Djokovic”, ha sorriso. Poi la prima chiamata alla madre, una tradizione che si ripete dopo ogni vittoria importante.
Numeri da junior, pensieri da grande
Il palmarès junior è già pesante: titoli J300, J500, finali Slam, numero uno del ranking ITF junior. Nel circuito professionistico ha già vinto quattro tornei W15 a Monastir. La classifica WTA la vede intorno alla 580ª posizione, ma è un numero che conta relativamente. Efremova ha già messo piede nelle qualificazioni del tabellone maggiore a Melbourne, grazie a una wild card, perdendo al primo turno con Sasnovich. Un assaggio, non un verdetto. “Compirò 17 anni ad aprile e da allora potrò giocare più tornei pro. Il mio obiettivo è entrare nella top 200 e disputare le qualificazioni degli Slam”, ha spiegato. Senza proclami, ma senza timidezze di sorta, con la rotta chiara e l’obiettivo in fondo a stagliarsi netto.
Carattere, conflitto, costruzione
Tutti, intorno a lei, concordano su un punto: Efremova non è facile. Ha carattere, è testarda, a volte ingestibile e lo ammette lei stessa. Certo, la fase della vita è quella che è, soprattutto in un contesto, quello dell’adolescenza che, di solito, pochi sconti fa a chiunque e non guarda ruoli, ambizioni e posizioni di prestigio. L’adolescenza è questa roba qui: controversa, ribelle per definizione e testarda. Nel tennis poi, storicamente, non esistono campionesse senza spigoli. La sfida, per la Francia, sarà accompagnarla senza soffocarla, proteggerla senza rallentarla, lasciarle spazio senza perderne totalmente il controllo; attorno a lei un team pronto a guidarlo e a darle i giusti paletti senza però soffocarne il talento. Questa sarà la vera sfida.
La vittoria di Melbourne non la rende una leggenda, è solo un tassello che però la inserisce, con forza, in un giro che merita attenzione. Perché Efremova non è solo una promessa: è il prodotto di un incrocio tra talento, dolore, migrazione e progetto federale, ed è in quel punto preciso, dove le storie individuali incontrano le strategie collettive, spesso nasce il futuro del tennis. Il futuro delle speranze che diventano campioni.
