Carvani Minetti in scena al teatro del Buratto. «Porto la mia vita sul palco»
PAVIA. Alessandro Carvani Minetti fa il suo esordio a teatro. Da giovedì 5 a domenica 8 marzo il paratleta pavese salirà sul palco del Teatro del Buratto di Milano per presentare lo spettacolo “Volevo le olimpiadi”, la storia della sua vita. Il testo è tratto dal libro omonimo scritto insieme ad Armando Barone e va in scena con la regia di Renata Coluccini. Carvani, 47 anni, ha perso l’uso delle braccia in un incidente in moto a 25 anni. Tornato a casa, dopo giorni di disperazione, ha reinventato la sua vita grazie anche allo sport, vincendo un titolo mondiale e due europei di paraduathlon, oltre al record dell’ora di paraciclismo su pista.
Lo spettacolo tetrale è la storia del suo percorso verso l’autonomia, dalle prime cadute alle speranze di qualificazione per i giochi olimpici. Una storia di sport, ma soprattutto di vita, di vittorie, anche di fallimenti, perché solo accettando se stessi è possibile capire chi siamo davvero.
Come è nato lo spettacolo?
«Era un’idea che avevo da anni, ma non si era mai presentata l’occasione. Un giorno, tramite amici comuni, ho incontrato la regista Coluccini, ne abbiamo parlato ed è nata l’idea della piéce teatrale».
Sul palco ci sarà lei?
«Si, ma anche questo è nato per caso. Inizialmente si pensava di farlo recitare ad altri, quando la regista ha detto che io ero l’attore ideale ho raccolto la sfida. Insieme a me sul palco ci sarà Armando Barone. Si partirà da una sorta di intervista in cui lui ascolta la mia storia e chiacchieriamo, come abbiamo fatto quando abbiamo realizzato il libro. La coreografia è minima».
Emozionato?
«Tanto. La mia storia posso raccontarla in lingue e modi diversi, ma non sono un attore. Il vero problema è stato imparare i tempi del teatro. Mentre recito nella mia mente rivedo tutte le scene che ho vissuto per trasmettere l’emozione e i sentimenti che ho attraversato nella mia vita».
Il testo è fedele al libro?
«Si, con la differenza che sono io a recitarlo, arricchendolo di aneddoti e particolari di quello che ho passato».
C’è un messaggio che vuole trasmettere?
«Di andare sempre avanti, di non rinchiudersi in casa o in se stessi davanti ai problemi, alle disgrazie o alle difficoltà, ma reagire. Trovare la forza per continuare a vivere, accettando i cambiamenti e adattarsi per trovare nuove soluzioni. Il sottotitolo dello spettacolo è “Solo accettando se stessi è possibile capire chi siamo davvero". E’ quello che voglio dire dal palco. Più che una rivincita è il desiderio di tornare a essere indipendenti. Ognuno ha le proprie caratteristiche e a secondo di quello che può accadere nella vita si può comunque andare avanti».
Pensa ancora di poter partecipare alle Paralimpiadi?
«Si. E’ un percorso della mia vita in cui voglio andare sino in fondo. Nel rispetto però dei tempi della mia famiglia, perché ho un figlio di 7 mesi, Tancredi, e una moglie a cui non voglio togliere spazi». Porta ancora la sua esperienza nelle scuole? «Si ma saranno loro a venire da me. Dopo le quattro rappresentazioni serali ne abbiamo in programma alcune alla mattina per le scuole superiori milanesi. Ci sposteremo poi a Dalmine in aprile sempre per le scuole, perché trovo importante che gli studenti possano recepire questo messaggio». —
