Nayt, da enfant prodige dell’hip hop romano a Sanremo 2026: il rapper debutta all’Ariston con “Prima che”. “È un pezzo rap come non è mai stato portato al Festival prima d’ora”
“Ho sempre pensato: se un giorno andrò a Sanremo, lo farò con un pezzo che non mi snaturi. Quando non è così è un problema”. Per partecipare al Festival della canzone italiana l’unica condizione che si era posto era di non “sanremizzarsi”, cioè di non stravolgere la sua musica per esserci a tutti i costi. E, a giudicare dalle sue parole, sembra che nayt ci sia riuscito. Rapper classe 1994, William Mezzanotte (questo il suo vero nome) salirà per la prima volta sul palco del Teatro Ariston. E lo farà con il brano intitolato “Prima che”, che non era stato scritto con l’interno di portarlo a Sanremo: “Ho semplicemente scritto quello che per me è il pezzo giusto. È arrivato naturalmente”.
Quello di nayt è un nome che a molti potrebbe sembrare sconosciuto, ma, in realtà, chi segue l’hip-hop lo conosce da tempo. Anche perché, negli ultimi 10 anni, l’artista romano è diventato un punto di riferimento del rap italiano. A soli 31 anni (ne compirà 32 a novembre), infatti, si prepara all’uscita del suo decimo album, “Io individuo”, fuori il prossimo 20 marzo. E “Prima che”, di quel disco, ne è “la canzone manifesto”, come lui stesso ha dichiarato: “Parla di cosa possiamo scoprire di noi togliendo tutte le strutture sociali, i costumi e le abitudini che mettiamo tra noi e gli altri”, aveva detto alla presentazione del suo pezzo.
L’esordio musicale a 16 anni, le collaborazioni con la scena romana e il primo disco d’oro FIMI
Nato a Isernia, in Molise, ma cresciuto a Roma, l’artista classe 1994 ha sempre avuto le idee chiare sul suo futuro. E, infatti, a 14 anni scrive le sue prime canzoni. Nel 2010, l’incontro con il producer 3D, con cui ancora oggi collabora, gli svolta la carriera: è con lui che l’anno successivo pubblica il suo primo singolo, “No Story”, accompagnato da un videoclip ufficiale.
Comincia così a ritagliarsi uno spazio tra le voci più promettenti del rap italiano e realizza le prime collaborazioni di spessore: ne è un esempio il feat. con Primo Brown, rapper defunto nel 2016, che viene ricordato per essere stato uno dei primi esponenti della cultura hip-hop in Italia, ma per nayt è stato molto di più: “Ho conosciuto Primo con il mio primo disco ufficiale, e lui è stato il primo, tra i rapper più affermati, a spronarmi. Mi ha aiutato a credere di più in me stesso”, raccontò. Sempre in quegli anni arriva anche la collaborazione con Gemitaiz nel brano “May Day”, contenuto nel mixtape “Quello che vi consiglio vol. 3”. E nel 2012, a 18 anni ancora da compiere, il rapper romano pubblica il suo primo album, “Nayt One”, con cui comincia a far parlare di sé sui vari siti web di musica rap dell’epoca, che lo inseriscono tra i migliori rapper under 21 d’Italia.
Nonostante l’esordio da giovanissimo, però, nayt resta fermo diversi anni per via di un contratto discografico che lui a posteriori ha definito “fin troppo prematuro”: “Mi ha rallentato e poi addirittura completamente bloccato. Nel 2014 sono riuscito finalmente a scindere il contratto e ho ricominciato da capo”, disse a Rolling Stone Italia. Torna a pubblicare nel 2015 e da quel momento non si ferma più. Entra infatti nel roster dell’etichetta discografica indipendente VNT1 Records, con cui pubblica l’EP “Six of Sixteen”, il mixtape “Raptus” (poi ristampato come album nel 2019) e il suo secondo disco, “Un bacio”, uscito nel 2016. Tra il 2017 e il 2019, completa la trilogia pubblicando “Raptus 2” e “Raptus 3”. È quest’ultimo album, il primo del rapper romano ad essere certificato disco d’oro dalla FIMI, ad annoverare il suo nome tra i big dell’hip hop italiano.
La trilogia “Mood”/”Doom”, “Lettera Q” e la chiamata tra i Big di Sanremo 2026
Come molti dei suoi colleghi, anche il suo stile dà particolare importanza ai tecnicismi classici del rap, ma i testi di nayt si distinguono per un’estetica e una poetica che con gli anni sono diventati il suo marchio di fabbrica: “Bisogna unire anche un senso poetico alla tecnica, altrimenti diventa solo una cosa matematica”, dichiarava qualche anno fa. E le sue ultime uscite discografiche sembrano ricalcare le sue parole. È per questo motivo che nayt è spesso associato al “conscious rap”, ovvero una forma di scrittura che privilegia riflessione sociale e conflitto interiore rispetto ai cliché di ostentazione e provocazione spesso attribuiti ai rapper. Anche se l’artista ha dichiarato di non amare le etichette: “Il rap è uno specchio molto più fedele della società di quanto si pensi: dentro puoi trovare la volgarità, l’introspezione, la superficialità, la profondità. A me interessa fare il mio e stimolare ad approfondire”, sottolinea in un’intervista più recente.
A partire dal suo progetto musicale intitolato “Mood”, pubblicato nel 2020, nayt comincia un percorso che lo porta alla piena maturità artistica e alla definitiva affermazione tra il pubblico, anche attraverso brani come “Musica ovunque”, “Tutto il resto è noi” e “Passerà”, che contribuiscono a certificare l’album con il disco d’oro FIMI. Un processo che si completa in “Doom”, album complementare al precedente, in cui il rapper sembra toccare temi ancora più profondi: “Mi è successo di pensare di ammazzarmi / Mi chiedevo se non lo faccio per me oppure per gli altri / Penso non sia tanto triste, che succeda a tutti quanti / E che dire certe cose ad alta voce è un passo avanti”, canta ad esempio nella title track. L’album, che ha un enorme successo di pubblico, è il primo disco di nayt ad ottenere la certificazione platino da parte della FIMI. Ed è questo lo stile che ricerca anche nei progetti successivi. Come l’album “Habitat”, pubblicato nel 2023 a completamento della trilogia iniziata con “Mood”, e “Lettera Q”, il suo ultimo disco, uscito nel 2024, che l’artista ha portato nei palazzetti con un tour che si è concluso al Forum di Milano.
È in questi anni che nelle interviste cominciano ad associarlo al Festival di Sanremo. Un’eventualità che Mezzanotte non si era mai sentito di escludere, ma di cui non si mostrava nemmeno tanto sicuro: “Andrei a Sanremo solo se ci fosse il progetto giusto. E in realtà anche se ci fosse, nemmeno lì sarei sicuro di volerci andare, a essere sincero. Non è Sanremo di per sé, il problema è quello che si crea attorno ad esso, quello che a un certo punto viene richiesto dall’ambiente esterno agli artisti una volta che sono lì al festival. Oggi il pop sembra ricercare sempre più dei messaggi semplificati. Sembra ricercare quasi solo i meme, ecco. Non è la mia cifra, non ho quel tipo di ironia, di leggerezza. Non so se farei bene, ad andarci. Diciamo che sarebbe da valutare”, raccontò in un’intervista del 2023.
A distanza di tre anni, però, l’occasione giusta sembra essere arrivata con “Prima che”, il brano di nayt in gara al 76esimo Festival di Sanremo. La canzone, scritta dal rapper romano e prodotta da Zef, “parla della ricerca dell’identità personale e collettiva. Ci scontriamo spesso in una incapacità di vedere l’altro e avere confronti sani, scegliamo di dividerci dal punto di vista sociale, affettivo, amicale, professionale”. Per il cantautore 31enne, dunque, sarà la prima volta in assoluto al Teatro Ariston. E lo farà con un brano che lui descrive come “un pezzo rap come non è mai stato portato a Sanremo prima d’ora”: “Non è un brano con un ritornello che si apre. Ho sempre pensato: se un giorno andrò a Sanremo, lo farò con un pezzo che non mi snaturi. Quando non è così è un problema. Se non facessi in questo modo, se non andassi a Sanremo con un pezzo ‘mio’, crollerebbe tutto quello che ho costruito, con fatica e lavoro, in tutti questi anni”.
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