Insegnanti e famiglie in piazza contro gli sfratti a Milano. Il preside: “In ogni classe almeno un bambino con problemi abitativi”
Sono le otto di mattina. Di fronte alla scuola del parco Trotter a Milano, i bambini, accompagnati dai genitori, attraversano la strada in fila. Non per entrare in classe. Ma per andare al presidio contro lo sfratto di una madre e dei suoi cinque figli. Anche loro hanno frequentato quella stessa scuola. Davanti al portone di casa, duecento persone attendono l’arrivo dell’ufficiale giudiziario. Ci sono gli abitanti del quartiere, le maestre. Giovanna è una di loro: “Milano sta diventando una città violenta con i poveri”. Ma c’è anche il preside Francesco Muraro: “La nostra comunità educativa è sensibile al tema degli sfratti e dei trasferimenti forzati delle famiglie – racconta al Fattoquotidiano.it – se i nostri bambini abitano male, vuol dire che vivono male, mangiano male, dormono male, studiano male e imparano male”. Il dirigente scolastico dell’istituto che conta 1200 studenti racconta che “in ogni classe ci sono almeno uno o due casi di difficoltà abitative”.
Numeri in aumento in un quartiere che da anni vive sulla propria pelle le conseguenze della “gentrification”. Mentre si attende l’arrivo dell’ufficiale giudiziario, le figlie della donna a rischio sfratto chiedono “una soluzione e una maggiore attenzione da parte delle istituzioni senza ricorrere alle maniere forti. Ci siamo trovate in difficoltà, non lo abbiamo scelto, e in quel momento ci siamo sentite perdute. Ma accanto a noi abbiamo sentito la vicinanza di tante persone”. Una rete di genitori e maestre che ha portato a galla un problema e ha cercato una soluzione. “Ma è sempre difficile far emergere queste storie perché spesso c’è il fattore vergogna – spiega la vice preside Giulia Del Vecchio – tanti bambini nelle nostre classi spariscono, vediamo alunni che iniziano ad arrivare in ritardo e poi scopri che sono andati ad abitare lontano. Ma continuano a venire a scuola qui finché possono perché la scuola è molto più che uno spazio, è una comunità”. Il presidio intanto si ingrossa. Arrivano anche gli attivisti e le attiviste della rete Abitare in via Padova mentre la radio comunitaria Share Radio mette musica da un carretto. Alle nove e mezza ecco l’ufficiale giudiziario scortato dalla polizia in borghese. Grazie al presidio, lo sfratto della famiglia è rinviato a metà giugno. La gente applaude. I figli potranno terminare l’anno scolastico con la certezza di un tetto sopra la testa. Ma lo speaker della radio ricorda che “la battaglia non è finita”.
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