Sgozzata in casa dal convivente a Scaldasole, pena ridotta da 22 a 15 anni
Scaldasole. La corte d’assise d’appello di Milano ha ridotto drasticamente la condanna per Osman Bylyku, il 32enne accusato dell’omicidio di Anila Ruci, la donna di 38 anni trovata sgozzata nella loro abitazione di Scaldasole, in via Piave, il 19 aprile 2023. I due vivevano nella stessa casa, pur non avendo una relazione sentimentale. La pena è passata dai 22 anni e 6 mesi inflitti in primo grado a 15 anni e 4 mesi. I giudici milanesi hanno infatti accolto il concordato di pena raggiunto tra la difesa e la procura generale, riconoscendo all’imputato tutte le attenuanti generiche.
Si tratta di un passaggio decisivo nel procedimento, perché proprio il riconoscimento pieno delle attenuanti ha determinato la sensibile riduzione della condanna stabilita nel processo di primo grado davanti alla corte d’assise di Pavia.
La vicenda
Bylyku era stato condannato nel giugno 2025 a 22 anni e 6 mesi al termine del processo celebrato a Pavia. In quell’occasione i giudici avevano ritenuto provata la responsabilità dell’uomo per l’omicidio volontario della donna. La corte aveva però escluso l’aggravante della convivenza stabile, circostanza che avrebbe comportato la pena dell’ergastolo, concedendo comunque alcune attenuanti. Non erano però state riconosciute nella loro forma più ampia, come invece avvenuto nel giudizio di secondo grado. In appello la difesa, rappresentata dall’avvocato Stefano De Felice, ha insistito in particolare sulle condizioni psichiche dell’imputato. Nel corso del processo sono stati nuovamente sentiti i periti che avevano già esaminato Bylyku durante il primo procedimento, confermando la presenza di un deficit cognitivo legato a un disturbo dello sviluppo intellettivo e a un problema neurologico. Una condizione che, secondo gli specialisti, ridurrebbe almeno in parte la sua capacità di intendere e di volere. Proprio alla luce di questi elementi le parti hanno raggiunto un accordo sulla pena, poi accolto dalla Corte d’assise d’appello. Bylyku, che fin dall’inizio dell’inchiesta si è sempre dichiarato estraneo al delitto e non ha mai fornito una propria ricostruzione dei fatti, non ha comunque ammesso la responsabilità per l’omicidio. Era stato arrestato in ospedale, dove era arrivato ferito, poche ore dopo il ritrovamento del corpo di Anila. La condanna di primo grado si basava su una serie di elementi indiziari ricostruiti dalla procura di Pavia: tra questi il ritardo nella richiesta di soccorsi, alcune ferite ritenute dagli investigatori autoinferte e le immagini delle telecamere di via Piave che, nelle ore in cui secondo i medici legali sarebbe avvenuto il delitto, non avevano ripreso altre persone entrare o uscire dall’abitazione. L’esito del giudizio di secondo grado soddisfa la difesa dell’imputato. «Si tratta di una riduzione di pena importante», ha commentato l’avvocato De Felice, che ha seguito Bylyku fin dalle prime fasi dell’indagine. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro trenta giorni.
