WTA MIami, Pegula e la rincorsa alle regine: “Sto imparando a batterle”
Otto quarti di finale consecutivi, sette semifinali di fila, un titolo WTA 1000 appena conquistato a Dubai e un crescendo anno dopo anno che la porta sempre più vicina alle migliori. Arriva a Miami uno dei “suoi” tornei, dove nel 2025 ha raggiunto la finale, con uno stato di forma che va oltre di qualsiasi ranking. Numero 5 del mondo, sì, ma soprattutto una delle giocatrici più solide e continue dell’ultimo anno sul cemento.
E lei stessa, con una lucidità che riflette il percorso fatto, non ha dubbi su cosa stia facendo la differenza:
“Penso di godermi davvero il processo di miglioramento e il fatto di cercare sempre di aggiungere qualcosa al mio gioco”, ha raccontato Jessica Pegula al Tennis Channel.
Non è una frase fatta. È la sintesi di una carriera che ha imparato a costruirsi tardi, dopo anni segnati da problemi fisici tra ginocchia e anca, e che proprio per questo oggi sembra avere una consapevolezza diversa.
Il confronto con Sabalenka e Rybakina
Se esiste però un limite, o meglio, una soglia ancora da superare, è quello rappresentato da Aryna Sabalenka ed Elena Rybakina. Le due giocatrici che, risultati alla mano, dominano il circuito e che per Pegula rappresentano il metro di misura più severo.
I numeri raccontano di sfide spesso equilibrate, ma ancora non abbastanza. E lei non si nasconde:
“È stato difficile. Molti dei match importanti che ho perso sono stati contro di loro, o contro Coco, o comunque contro giocatrici che poi hanno vinto il torneo”.
Eppure, nel racconto della statunitense, non c’è frustrazione sterile, ma un’analisi tecnica precisa:
“Sto giocando in modo più aggressivo, sto servendo meglio, lavoro molto sul movimento e cerco soluzioni tattiche diverse per affrontarle”.
Il punto, semmai, è anche fisico: “Sono alte, potenti, con grandi servizi. A volte è frustrante per una che non è così alta, ma credo che ci siano ancora molte cose che posso fare bene per metterle sotto pressione”. Una dichiarazione che racconta perfettamente il gap: non enorme, ma ancora decisivo nei momenti chiave.
Una crescita costruita nel dettaglio
Il salto di qualità non è arrivato per caso. Dopo alcune sconfitte premature tra Wimbledon, Washington, Montreal e Cincinnati, Pegula ha scelto di fermarsi e ripartire. Con il suo team, guidato da Mark Merklein e Mark Knowles, ha lavorato su dettagli che spesso fanno la differenza ad altissimo livello: piedi, precisione al servizio, gestione degli scambi.
Un lavoro quasi invisibile, ma che oggi si traduce in risultati tangibili. E soprattutto in una sensazione: Pegula non è più una giocatrice che “arriva” in fondo ai tornei, ma una che può vincerli.
Miami, casa e ambizione per Pegula
Il ritorno in Florida ha un sapore speciale. Non solo per il pubblico di casa, ma per quello che rappresenta il torneo nel suo percorso recente. E anche fuori dal campo, Pegula resta una delle personalità più riconoscibili del circuito. In occasione del Women’s Empowerment Day a Miami, ha ribadito con forza la centralità del tennis femminile: “Il nostro sport è leader: le nostre atlete guadagnano più di qualsiasi altra disciplina femminile. È importante continuare a spingere in questa direzione e far crescere tutto il movimento”.
C’è un filo che attraversa tutte le dichiarazioni di Pegula: la consapevolezza di essere ormai a un passo. Non ancora oltre la linea, ma abbastanza vicina da poterla intravedere chiaramente.
“Le ho battute, quindi non è impossibile. Sono stata lì, molto vicina. La differenza sta nei momenti importanti, nei punti decisivi”.
È forse questa la chiave di tutto. Non una rivoluzione tecnica, non un salto improvviso, ma la capacità di trasformare quella continuità già straordinaria in vittorie contro le migliori, nei palcoscenici più grandi. Jessica Pegula dovrà definitivamente fare quell’ultimo passo: da inseguitrice di lusso a protagonista assoluta del circuito.
