Chi lo conosce bene dice che a James
Pallotta gli striscioni contro lo stadio, o i tweet che ne sono seguiti, abbiano fatto poco effetto. Ha intenzione di andare avanti, senza fermarsi, sul progetto
Tor di Valle e questa sua intenzione, per la
Roma, è probabilmente l’unica vera garanzia di poter competere ad altissimi livelli. Come scrive Chiara Zucchelli su La Gazzetta dello Sport, nonostante molti tifosi - non tutti - adesso dicano di no al nuovo impianto perché farlo significa dire di no a Pallotta, lasciare tutto ora, che il presidente ha passato indenne la tempesta Parnasi e mancano solo alcuni step (per quanto importanti) per l’approvazione definitiva, per la Roma sarebbe un autogol clamoroso. Dopo diciotto anni senza scudetti e undici senza un trofeo, dopo l’addio doloroso a bandiere come
Totti e
De Rossi, i tifosi hanno voglia di qualcosa di concreto. E questa concretezza non è vista in Pallotta e nei suoi soci. "No al nuovo stadio". Non è un no a Tor di Valle in sé, per quanto la parte più calda della tifoseria, anche in passato, non aveva mai preso nettamente posizione in merito, né in un senso né nell’altro, ma è un no a tutto quello che lo stadio rappresenta.
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