Actv e Save Cargo integrativi ai dipendenti annullati. Il timore si chiama effetto domino
MESTRE. La paura delle organizzazioni sindacali si chiama effetto domino. La prima è stata Avm-Actv, che ha deciso di disdettare il contratto integrativo dei quasi 3 mila dipendenti del gruppo, con ricadute sullo stipendio dei lavoratori, in particolare di autisti dei bus e comandanti dei vaporetti, fino al 30%.
Poi è stata la volta di Save Cargo (70 dipendenti), la società al 50% di Save e al 50% della multinazionale Bcube, che ne gestisce l’operatività. La società in una nota letta ai rappresentanti sindacali ha annunciato di voler recedere, dal 1° marzo, da tutti i trattamenti economici previsti dal contratto integrativo e da altri accordi aziendali.
E in queste ore si sta aprendo, nel fronte del Porto, il caso della Multiservice. Le organizzazioni hanno chiesto di rivedere l’integrativo in scadenza quest’anno, ma la società, alle prese con le riduzioni dei volumi di traffico, non sarebbe intenzionata a farlo.
Aziende in difficoltà, ai tempi del Covid. Il timore, tra i sindacati, è che altre società possano seguire la scelta presa da Avm-Actv con il placet di Confindustria. Avm-Actv non è un’azienda qualsiasi: per numero di dipendenti, per il fatturato, per la proprietà pubblica. «È un precedente pericoloso, temiamo l’effetto domino», ammette Marino De Terlizzi, segretario provinciale Fit Cisl, «per altre aziende di trasporti e servizi, e non solo».
Lunedì, nell’incontro su Avm, anche il prefetto Vittorio Zappalorto ne è stato messo a conoscenza. Il rischio è quello di vedere sparire fette di salario frutto di percorsi di contrattazione lunghi anni. Malcontento che rischia di divampare in tensione sociale. «Non dimentichiamo che, per Avm, l’integrativo serve anche a coprire il mancato rinnovo di tre contratti nazionali del trasporto pubblico locale».
Ma se il caso Avm è il più importante per il peso dell’azienda – e per il rischio emulazione che ci vedono le organizzazioni sindacali – a destare preoccupazione è anche il caso Save Cargo. Operazione che non è certo passata inosservata agli operatori aeroportuali, soprattutto per quella quota (50%) di appartenenza a Save, società concessionaria per la gestione dell’aeroporto.
Il calo di attività, ritengono i sindacati, poteva essere affrontato con la cassa integrazione per Covid che avrebbe portato a un risparmio immediato, a differenza del blocco dell’integrativo. I rappresentanti di Filt-Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti hanno avviato la procedura di raffreddamento e, se l’incontro si risolverà con un nulla di fatto, come è probabile, il prossimo appuntamento sarà in prefettura.
«Bisogna affrontare la crisi, non approfittare della crisi», dice Valter Novembrini, della Filt Cgil che aggiunge: «La società non versa in una crisi tale da dove ricorrere all’annullamento dell’integrativo».
E nel mirino finisce anche la scelta di dirottare su altri scali alcune merci, come quella della filiera del freddo. Più in generale, Avm e Save sono spie di una battaglia che si sta iniziando a giocare sul costo del lavoro.
Per dirla con le parole di Sandro Niero (Filt Cgil), condivise anche dai colleghi delle altre sigle sindacali: «Se apri una falla poi l’acqua entra. Che cosa faranno le altre società aeroportuali di fronte al modo di agire di Save Cargo?». —
