Preghiera a Monfalcone per la fine del Ramadan
MONFALCONE. I musulmani residenti a Monfalcone e nei centri limitrofi hanno partecipato questa mattina, giovedì 13 maggio, alla celebrazione della conclusione del Ramadan nel centro culturale islamico di via Duca d'Aosta e nell'area esterna dell'ex Hardi, acquistato dal centro culturale Baitus Salat, ma la cui
ristrutturazione è bloccata in attesa della definizione del
contenzioso con il Comune al Consiglio di Stato. In entrambe
le strutture la preghiera è stata organizzata su più turni,
a partire dalle 7, per evitare assembramenti. Il compito non
è stato facile, nonostante gli sforzi degli organizzatori,
perché in via Primo maggio ai primi due turni di preghiera
hanno preso parte almeno 480 fedeli per ciascuna
celebrazione e attorno ai 300 all'ultima, iniziata attorno
alle 9. In via Primo maggio i flussi di entrata e uscita
sono stati separati e in ingresso è stata misurata la
temperatura, almeno a campione. «Uno alla volta, non
facciamo assembramenti, teniamo le distanze» è stato
l'invito che Alì Poesal, uno dei rappresentanti del centro
Baitus Salat ha ripetuto in italiano durante il deflusso dei
partecipanti al penultimo turno, mentre altre decine di
fedeli attendevano in fila sul marciapiede di via Primo
maggio, osservati da personale della Digos e della Polizia
municipale. L'associazione alla vigilia della celebrazione
dell'Aid al Fitr, la "festa della rottura", aveva
programmato due turni, alle 7 e alle 8.30, ma si è trovata a
doverne aggiungere un terzo a fronte dell'afflusso di
fedeli, tutti dotati di mascherina (e tutti uomini). A
differenza di quanto possibile prima della pandemia, la
conclusione della preghiera non ha visto il consueto scambio
di auguri, ma saluti a distanza, e nemmeno la presenza di un
rinfresco a base di datteri, dolci tipici e bevande
analcoliche. La tradizionale colletta è stata effettuata
all'esterno con i fedeli chiamati a depositare la loro
offerta al momento dell'uscita. I fondi saranno sempre
impiegati per il completamento della struttura, sempre che
il responso del Consiglio di stato sia favorevole
all'associazione. «Speriamo ci sia una decisione presto e
che sia positiva - ha detto ieri Rejaul Haq, portavoce del
Baitus Salat, che alla celebrazione aveva invitato
l'amministrazione comunale -, perché i lavori sono
completati al 90% e la struttura ci può consentire di
avviare una serie di attività, come i corsi di italiano per
le donne della comunità». Intanto negli spazi utilizzati in
affitto in via Don Fanin dall'associazione sabato scorso si
è tenuto un incontro tra i rappresentanti di tutte le
associazioni dei bengalesi per discutere delle risse
avvenute in centro tra uomini originari del Paese asiatico.
«Siamo tutti d'accordo che presteremo attenzione e faremo in
modo di allontanare le persone che creano problemi, anche
parlando con i datori di lavoro», ha riferito Haq.
