Mantova, Setti è indagato a Bologna: «Io estraneo alle ipotesi accusatorie»
MANTOVA. Un fulmine a ciel sereno si abbatte sul Mantova: l’azionista di maggioranza Maurizio Setti è infatti indagato a Bologna per appropriazione indebita e autoriciclaggio e la Finanza sta sequestrando 6,5 milioni di euro che l’imprenditore secondo gli inquirenti avrebbe sottratto dalle casse del Verona e trasferito in un’altra sua società per impedirne il fallimento.
Setti ha subito risposto con un comunicato, rigettando tutte le accuse, negando di aver sottratto illecitamente soldi dalle casse dell’Hellas e dicendosi certo che la magistratura farà chiarezza sul suo operato. Di certo la notizia fa rumore e crea un po’ di apprensione anche a Mantova, dato che la società di Viale Te del presidente Ettore Masiello dipende in toto, o quasi, da Setti, che ne detiene la maggioranza attraverso la sua Star Ball, società proprietaria anche del Verona.
La genesi
Tutta la vicenda nasce dal “vecchio” contenzioso fra l’ex patron dello Spezia, Gabriele Volpi e Maurizio Setti, che si trascina da anni nei tribunali. In sostanza Volpi avrebbe finanziato Setti (se n’è detto certo ieri il Gip Sandro Pecorella) per la gestione del Verona e ha poi cercato di recuperare i fondi attraverso cause che hanno portato alla richiesta di fallimento della società che un tempo deteneva la proprietà dell’Hellas. Per evitare questo fallimento, sempre secondo gli inquirenti, l’imprenditore carpigiano avrebbe trasferito illecitamente fondi dal Verona.
Le “accuse”
La mattina del 13 maggio l’indagine a carico di Setti, denominata “Scala Greca”, è stata spiegata in una conferenza stampa. Ed è bene specificare che si tratta di ipotesi investigative, ovviamente tutte da provare.
Secondo gli inquirenti, che hanno emesso al riguardo anche un comunicato, l’imprenditore avrebbe indicato in diversi documenti bancari e contabili la provenienza dei soldi da una distribuzione di dividendi, sebbene si trattasse, in realtà, di una disponibilità finanziaria accantonata in bilancio quale «riserva di versamenti soci in conto futuro aumento di capitale», di per sé non distribuibile.
Gli esiti dell'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Caleca e dalla pm Elena Caruso, sono stati presentati alla stampa dal procuratore capo Giuseppe Amato e dal generale Gianluca Filippi, comandante provinciale delle Fiamme gialle bolognesi. Il sequestro dei 6,5 milioni di euro è stato emesso dal gip Sandro Pecorella. Tutto è nato dalle verifiche del nucleo di polizia economica finanziaria su due società bolognesi (H27 e H23) rientranti un tempo nella catena di controllo del Verona, nei confronti delle quali c'erano state sentenze di fallimento poi revocate, all'inizio del 2021, in appello.
Secondo gli inquirenti è emerso che la partecipazione delle due società nell'Hellas era stata oggetto, nel corso degli anni, di cessioni infragruppo e rivalutazioni (anche grazie al coinvolgimento di società estere) che ne avrebbero «strumentalmente e ingiustificatamente» incrementato il valore.
L'autoriciclaggio di 6,5 milioni riguarderebbe la somma sottratta da Setti dalle casse del club sfruttando il doppio ruolo di amministratore e socio unico e il piano di ristrutturazione di una delle due società per evitarne il fallimento dal quale, spiega la Finanza, sarebbe potuto derivare lo spossessamento della società di calcio, vale a dire dell'unico vero asset produttivo dell'intera catena di controllo. Nell'indagine non risultano coinvolte aziende del tessile, altro settore di attività dell'imprenditore, legato alla griffe di Manila Grace.
La replica di setti
Nel primo pomeriggio sul sito ufficiale dell’Hellas Verona è stato pubblicato un comunicato nel quale Maurizio Setti respinge in modo fermo tutte le ipotesi degli inquirenti: «Intendo ribadire l’assoluta regolarità e correttezza del mio operato - scrive il patron del Mantova - Respingo tutte le prospettazioni accusatorie che mi sono ascritte, consapevole di aver sempre agito con piena trasparenza e nell'interesse dell'Hellas Verona e nel rispetto dei tifosi che la sostengono. Non ho sottratto illecitamente all’Hellas Verona alcuna somma. I bilanci di una società di calcio sono attentamente formati e controllati. Non ho mai avuto alcun rilievo sui bilanci dell’Hellas, né dal Collegio Sindacale, né dai Revisori e, men che meno, dagli organi di controllo di settore. Confido che, nel più breve tempo possibile, la magistratura possa fare chiarezza sulle vicende in questione, anche perché il mio operato è già stato giudicato positivamente dalla Corte d’Appello di Bologna. È oltremodo dannoso il clamore mediatico generato in relazione a questa vicenda».
Silenzi e reazioni
Fra le prime reazioni ci sono state quelle delle opposizioni in consiglio comunale a Verona, che hanno chiesto in seguito a questa vicenda di mettere «una pietra tombale» sul progetto nuovo stadio. Da Viale Te il presidente Masiello si è limitato a dire «ho sentito Maurizio sereno e comunque la vicenda non riguarda il Mantova 1911», ma più nel dettaglio è entrato il suo vice Pecchini. Nessun commento dal Comune, che con Setti ha costruito un rapporto importante, sfociato nell’accordo per il centro sportivo a Borgochiesanuova.
