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Май
2021

Per l’Unesco il solo capolavoro di Padova è Giotto: «Attenzione al rischio roghi e umidità»

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PADOVA. L’unico vero capolavoro mondiale è la Cappella di Giotto. Ma tutto il ciclo di affreschi trecenteschi restituisce «l’importante scambio di idee che esisteva tra i protagonisti del mondo della scienza, della letteratura e delle arti nel clima pre-umanista di Padova all’inizio del XIV secolo».

Un clima, favorito anche dalla signoria della famiglia Carrarese, che rappresenta un unicum degno dell’iscrizione alla lista dei patrimoni dell’umanità. Sono le motivazioni con cui il comitato tecnico di Icomos ha raccomandato all’Unesco l’ok per il sigillo mondiale. Non senza però numerosi richiami e una precisazione: dei tre criteri inseriti nel dossier Padova è stata promossa solo per uno, quello appunto dello «scambio di idee e valori in un arco di tempo».

Bocciatura per due criteri

Il criterio più importante di tutti è quello che in inglese è restituito con “represent a masterpiece of human crative genius”. In questo caso l’Icomos precisa che la definizione potrebbe essere sì applicata agli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni, che è affettivamente anticipatore di un nuovo metodo per la prospettiva e per la rappresentazione dei sentimenti umani (basta pensare alle guance rigate di lacrime nella “Strage degli innocenti”) ma lo stesso non vale per gli artisti successivi che si sono appoggiati a esperienze e riferimenti precedenti.

Che poi però è proprio quello che caratterizza Padova e che è previsto nel secondo criterio: l’esistenza di uno «scambio di valori umani». Il fatto, cioè, che da Giotto e da Padova sia nato un nuovo modo di «rappresentare narrazioni allegoriche in prospettive spaziali» e una nuova «capacità di catturare le emozioni umane». Nel Trecento a Padova dunque è nato un nuovo stile nell’affresco che ha poi costituito la «base ispiratrice» del Rinascimento italiano e di tutta la futura pittura dei secoli a venire.

Per quanto riguarda il terzo criterio («rappresentare una testimonianza unica o almeno eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà viva o scomparsa») in questo caso pur essendo le argomentazioni di Padova ampiamente valide, la “storia dell’arte” non può essere considerata né una tradizione culturale né una civiltà.

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Ecco tutti i richiami

Non sono pochi poi i punti su cui l’Icomos ha richiamato l’attenzione dell’Italia in quanto nazione proponente della candidatura. I tecnici hanno chiesto l’«ampliamento del piano di gestione con l’inserimento di obiettivi strategici e scadenze concrete riferite a nuovi elementi, quali la gestione dei turisti e la previsione delle catastrofi naturali». Poi servirà una verifica delle questioni legate all’umidità e ad altri fattori di rischio», anche se non si tratta solo del cenobio della Cappella degli Scrovegni che è soggetto a periodici allagamenti. E ancora viene sollecitata l’«installazione di strutture anti-incendio in particolare nei beni appartenenti alla Chiesa», dunque il Battistero del Duomo recentemente restaurato e alla chiesa degli Eremitani. E poi è richiesta l’«introduzione di indicazioni relative alle tre fasce superiori dei cicli di affreschi situati nel Palazzo della Regione, intese a chiarirne l’origine (ricostruzioni del XV secolo volte a ricreare il contenuto dei precedenti affreschi di Giotto distrutti da un incendio nel 1420)».

Due siti Unesco in una città

C’è poi la questione del nome: la raccomandazione è di non utilizzare Urbs Picta in quanto not fully clear, il suggerimento è di adottare un più burocratico ma semplice: “Cicli di affreschi del XIV secolo a Padova”.

L’Icomos infine non ha valutato negativamente la presenza di un altro sito Unesco in città come l’Orto Botanico universitario. Anzi è necessaria una comunicazione tra i vari luoghi per cui accoglie il suggerimento già inserito nel dossier di candidatura di inserire un rappresentante del Bo nel comitato di gestione dei cicli trecenteschi.







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