Il proprietario della villa assaltata dai banditi a Silea: «Bisognerebbe essere armati e sparare»
SILEA. «In queste circostanze bisognerebbe essere armati come negli Stati Uniti, e sparare appena entrano in casa». Luigino Gobbo ha negli occhi la rabbia di chi ha visto violare la propria casa, e ha dovuto soccorrere un amico picchiato dai rapinatori. «Sono un artigiano in pensione, qui dentro non ci sono tesori da rubare, eppure è chiaro che ci stavano osservando da giorni», dice.
Il gruppo di rapinatori con accento dell’Est – che tra l’altro hanno fatto irruzione indossando tutti la mascherina FFp2 – è entrato nella proprietà di via Montiron passando per i campi, a pochi passi dalla Treviso Mare, in pieno giorno, alle 10.30 della mattina. «Questo è molto strano, di solito colpiscono in altre ore», aggiunge il figlio Matteo Gobbo, che al ritorno martedì ha trovato anche lui la casa messa a soqquadro.
Nella villetta vivono tre nuclei familiari, quello di Luigino, il fratello e il figlio. Né Luigino né Matteo si trovavano a casa al momento della rapina, «sono arrivato dopo mezz’ora che era accaduto», ricorda Luigino. In casa c’erano solo un amico di Luigino Gobbo, un uomo di 67 anni di San Michele al Tagliamento e la donna delle pulizie, una 40enne di Villorba.
«I rapinatori si sono avventati subito su di lui, e l’hanno picchiato con il piede di porco. Ha un braccio fratturato. Non gli hanno nemmeno chiesto i soldi, hanno voluto mettere subito in chiaro cos’erano disposti a fare», prosegue Gobbo.
Dalla testimonianza raccolta dai due testimoni della rapina che si trovavano in casa, i tre rapinatori sono rimasti nell’abitazione una decina di minuti: tre o quattro minuti nella stanza con i due ospiti di Gobbo, e gli altri a rovistare negli alloggi, danneggiando mobili e infissi. «Il furto degli oggetti dispiace, ma sono solo cose; quello che lascia il segno è il fatto che siano entrati in casa indisturbati, e oltre a rubare non si siano fatti problemi a picchiare una persona con un piede di porco», dice Matteo Gobbo. Il giorno dopo è quello delle riflessioni, della paura e dell’analisi su come migliorare la propria sicurezza ma anche quello della rivendicazione nei confronti di un sistema che non ha protetto la famiglia. «Sono convinto che agiscano anche perché sanno di poter restare impuniti. Ci vorrebbero pene rigorose e certe nei confronti di queste persone», prosegue Matteo Gobbo.
Per lunghi periodi l’abitazione di via Montiron è stata sorvegliata da un cane, solo da alcuni mesi non c’è nessuno a fare la guardia. Già ieri la famiglia ha cercato di porre rimedio, andando a prendere un pastore tedesco, «non sarà la soluzione a tutto, ma avere un cane da guardia fa da deterrente», aggiungono. «Siamo in una via di confine tra due comuni, un’area periferica dove dovrebbero esserci molti più controlli».
L’emergenza Covid avendo costretto le persone a rimanere a casa più a lungo del solito, ha ridotto drasticamente il numero dei furti. Da un anno tutte le statistiche sono in calo, comprese quelle delle rapine in casa. Dopo un escalation di alcuni anni fa, da tempo sono un crimine che è andato riducendosi. Ma ora il timore è che l’episodio di Silea sia il sintomo di un’attività criminale in ripresa.
