Skerk: «In Carso tanti ostacoli. Fare vino è un’impresa, ma qualità dell’uva top»
TRIESTE. Se si parla di rendita dei terreni coltivati a vite il Carso è in controtendenza. Pur trattandosi di un territorio da sempre legato alla viticoltura, infatti, negli anni ha visto calare le aree destinate alla produzione di vino. Si è passati dai circa mille ettari coltivati sul Carso di cent’anni fa, ai soli 300 ettari odierni. «Lo spazio è poco e negli anni è stato progressivamente destinato ad altre coltivazioni - spiega Sandi Skerk, dell’omonima casa vitivinicola - oppure le aree inizialmente destinate a viticoltura sono state fagocitate dai territori urbani. I vitigni, tuttavia, sono stati sempre presenti fra Monfalcone, Trieste e il territorio retrostante.
«La viticoltura è nata sul ciglione carsico con terrazzamenti a vigna con le varietà autoctone quali Vitovska, Malvasia, Gleria (da cui deriva il prosecco) e Terrano». Ostacoli di vario genere, però, hanno fatto sì che la coltivazione della vite si sia ridotta nel tempo. «Le difficoltà per coltivare sono tante - racconta Skerk -. Se il territorio è piccolo e “prezioso” da un punto di vista turistico e architettonico diventa più difficile coltivarlo. Senza contare che la resa delle vigne a ettaro in un territorio come il nostro è molto bassa per tanti motivi».
Motivi che hanno fatto scendere le aree adibite alla coltivazione dell’uva, con un parallelo aumento della qualità del prodotto finale. «La vite che cresce sulla collina è più nobile rispetto a quella coltivata in pianura e di conseguenza il vino è di qualità superiore - spiega - fattore che va a discapito della resa che sul Carso è pari a un quarto di quella delle viti di pianura. Altro aspetto positivo della coltivazione sul Carso è dato dal fatto che l’acqua piovana non ristagna, a causa della conformazione maggiormente calcarea del terreno, ciò contribuisce a produrre un’uva di maggiore qualità». Buone prospettive, infine, per la vendemmia del 2021. «A causa della primavera più fredda quest’anno siamo in ritardo di due settimane rispetto al consueto nella fase di crescita dell’uva e le piogge irregolari, ma continue, di questo periodo ci fanno ben sperare per la prossima vendemmia. —
