Falsi vaccini Covid. Petrillo già prescritta per due dei tre reati
Per il caso delle false inoculazioni di vaccini, compiute nella provincia di Udine, due dei tre reati contestati (falso e omissione in atti d’ufficio) sono caduti in prescrizione. Rimangono in piedi il peculato commesso in terra friulana e tutti i reati commesi dal 4 febbraio 2016 in poi e cioè quelli commessi in provincia di Treviso. Per questo motivo, il sostituto procuratore generale Luigi Leghissa ha chiesto ai giudici della Corte d’Appello di Trieste di confermare la condanna di Emanuela Petrillo, rideterminandola in base ai reati che sono caduti in prescrizione nel periodo tra la sentenza di primo grado (1° marzo 2022) con condanna a 8 anni e 6 mesi e l’attuale processo d’Appello.
È iniziato ieri mattina in tribunale a Trieste il processo di secondo grado a Emanuela Petrillo, 36 anni, l'ex assistente sanitaria dell’Usl 2 della Marca Trevigiana, accusata di avere finto di iniettare i vaccini a centinaia di bimbi trevigiani e friulani, tra il 2009 e il 2017. La discussione è durata un’intera mattinata. Da una parte c’erano il sostituto procuratore generale Leghissa e la parte civile che rappresenta l’Usl 2 con l’avvocato Fabio Crea, dall’altra il difensore dell’imputata, l’avvocato Paolo Salandin.
La Corte d’Appello non ha accolto la richiesta della procura generale di integrazione della consulenza di parte dell’infettivologo Bassetti.
La vicenda è quella nota e si riassume nelle posizioni prese da pubblica accusa e difesa nel corso della discussione del processo di primo grado. Per la pubblica accusa, la Petrillo agì con «sistematicità e reiterazione, in Friuli prima e poi anche in Veneto». E, una volta scoperta, «non ha mai dato una spiegazione e neppure chiesto scusa».
La Petrillo che non si è mai presentata in aula nel processo terminato a marzo dell’anno scorso a Udine, era accusata di peculato, omissione d'atti d'ufficio e falso, in relazione alle sedute vaccinali effettuate al distretto di Codroipo, a San Daniele e Udine, dal 2009 al 2015, e all'Ulss 2 di Treviso, dove si trasferì e lavorò fino al giugno 2017, quando fu denunciata e licenziata per giusta causa.
La difesa della Petrillo, affidata all’avvocato Paolo Salandin, ha posto l’accento sull’indagine che la procura di Treviso aveva già archiviato per insufficienza di prove e quella “fai da te" dell’Usl trevigiana che sottopose a prelievo, nel marzo 2017, 48 bambini di cui 26 indicati come vaccinati da Petrillo e 22 da altri operatori, i cui risultati, secondo la difesa, non erano attendibili. L’avvocato Salandin in arringa aveva puntato il dito contro la gestione mediatica dell’evento da parte dell’Usl con le famiglie dei bambini che, comprensibilmente spaventate dal fatto che i loro figli fossero scoperti da vaccinazione contro le principali malattie (morbillo-parotite-rosolia-varicella) reclamavano a gran voce chiarezza e punizione dell'infermiera "infedele”.
Nell'autunno 2021 Petrillo era stata condannata dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale del Friuli Venezia Giulia al pagamento di 550 mila euro a favore dell'Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale (Asufc).
Per la sentenza si torna in aula il 27 novembre prossimo.
