L’incidente di Ramstein fu un errore del solista: il tribunale di Udine archiviò quell’inchiesta
UDINE. Fu un errore umano a causare l’incidente aereo di Ramstein, nella Germania Ovest, che il 28 agosto di trentacinque anni fa causò la morte di settanta persone, tra cui il tenente colonnello Ivo Nutarelli, il parigrado Mario Naldini e il capitano Giorgio Alessio, rispettivamente solista (Pony 10), capo formazione (Pony 1) e primo gregario sinistro (Pony 2) della Pattuglia acrobatica nazionale.
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A stabilirlo le risultanze dell’indagine che fu affidata a una commissione mista (Stati Uniti, Germania e Italia), ma anche una sentenza depositata nel febbraio 1990 da Roberto Paviotti, allora giudice istruttore al Tribunale di Udine.
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La Procura friulana aprì un’inchiesta sul disastro alla Base Nato per una sorta di competenza territoriale legata all’hangaraggio degli Aermacchi Mb-339 delle Frecce tricolori, allora come oggi ricoverate a Rivolto.
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È impossibile non legare quell’episodio tragico, uno dei più neri della storia dell’aviazione italiana, all’incidente di Torino in cui ha perso la vita la piccola Laura Origliasso, cinque anni, morta dopo che un Mb-339 delle Frecce tricolori è uscito dalla pista dell’aeroporto di Caselle e ha travolto come una palla di fuoco l’auto su cui viaggiava insieme al papà, alla madre Veronica Vernetto e al fratello maggiore.
«Ricordo che all’epoca il procuratore Ennio Diez aveva formulato richiesta di archiviazione per morte del reo, ovvero il tenente colonnello Nutarelli – riavvolge il nastro dei ricordi Paviotti –. Io, che ero appena tornato dall’incarico romano al Consiglio superiore della magistratura, vidi arrivare sulla mia scrivania di giudice istruttore (figura che non esiste più, superata proprio in quegli anni dalla riforma del codice penale, ndr) il fascicolo, a cui erano allegate pure le riprese agghiaccianti dell’incidente».
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La fase istruttoria durò qualche mese, sufficienti a Paviotti a sentire decine di parti coinvolte: «In procura a Udine arrivarono i piloti della Pan, il comandante dell’Aeronautica, decine di tecnici: fu quasi una sfilata – ricorda –. Le immagini però parlavano chiaro: i due velivoli non avevano “perso” il motore, dunque non c’erano fattori esterni come ad esempio quello dell’impatto con volatili, ipotesi che al contrario di quanto avviene in questi giorni a Torino non fu neppure presa in considerazione».
Fu un errore, insomma: «Nutarelli e Naldini dovevano sfiorarsi, invece si scontrarono in aria. Avrei potuto mandare a giudizio il comandante a terra o il capo di Stato maggiore, per non aver calcolato i rischi per il pubblico connessi a un possibile impatto in volo: ma la decisione di come organizzare la logistica di terra era stata presa dai responsabili della Base e dunque decisi per un’ordinanza di non luogo a procedere», evidenzia il giudice.
Paviotti ricorda anche come negli anni a seguire ci fu chi azzardò un «sorprendente» collegamento tra quanto accaduto a Ramstein «e la strage di Ustica, evidenziando come Nutarelli e Naldini, in volo quella notte del 1980, potessero aver visto qualcosa relativo alla caduta dell’aereo dell’Itavia e che per questo sarebbe stato creato ad arte l’incidente alla Base Nato tedesca. Mi pare una ricostruzione alquanto fantasiosa».
