Violentata dal titolare del locale. «Dovevamo fare un colloquio»
Violentata tre volte in poche ore. Portata all’ospedale dal padre in lacrime, una 19enne ha fatto scattare il protocollo antistupro. Stava lavorando come barista nel suo paese e cercava solo un posto migliore e con una paga superiore, più vitto e alloggio.
Doveva fare un colloquio, su invito di un suo ex ragazzo, ma quello non c’è mai stato. L’amico l’aveva avvertita che il titolare del locale era un donnaiolo appassionato di feste, però allo stesso tempo - chissà per quale motivo - le aveva consigliato un vestito che esaltasse il suo fondoschiena. In fondo, «era una ragazza facile» ha dichiarato da vero gentiluomo. Il primo giugno 2021 la giovane donna è partita in treno con un tubino nero classico, calze e scarpe eleganti senza avvertire il papà, che peraltro si era permesso di anticiparle che quell’offerta non gli sembrava realistica.
A.D. (avvocato Massimiliano Paniz) è andato a prenderla a Feltre e l’ha portata in due o tre bar, offrendole da bere, ma lei non avrebbe mai consumato alcolici per un motivo personale, che riferirà più avanti.
Nel pomeriggio, i due si sono recati in macchina nel parcheggio di una scuola abbandonata, dove ci sarebbe stato il primo approccio sessuale: «Ha allungato le mani, cingendomi sui fianchi, toccandomi il sedere e tentando di baciarmi. Non volevo e gliel’ho detto, tuttavia mi ha risposto che “era un bacio, niente di che”».
Seconda violenza quella che si sarebbe consumata in un ristorante, all’ora di cena. La giovane donna non gradiva il vino, perché poteva condizionare l’assunzione della pillola e, quando è andata in bagno, l’uomo «mi ha seguita e non voleva più andarsene. Ha ricominciato a toccarmi, mettendosi in ginocchio e alzandomi il vestito. Sono stata pesantemente molestata anche sul water: ho cercato di allontanarlo, purtroppo non ce l’ho fatta».
Usciti dal locale, A.D. ha portato la giovane donna a casa sua e qui ci sarebbe stato un rapporto sessuale non consenziente e nemmeno protetto.
«Gli ho ribadito che non volevo, ma si fermava sempre alcuni minuti dopo i miei disperati appelli. È arrivato a dirmi “ma l’ho fatto, senza che tu lo volessi?» e la mia risposta è stata positiva. Sono stata violentata e pensavo che in quell’abitazione non ci ritrovassimo da soli, ma ci fosse dell’altra gente».
La ragazza è stata accompagnata a casa da una terza persona e qui ha svegliato il padre, raccontandogli l’accaduto. I due sono scoppiati a piangere e l’uomo ha chiamato il 118, accompagnandola in un secondo momento all’ospedale di Montebelluna.
Imputato e parte offesa avevano avuto conversazioni su whatsapp e avevano parlato anche di sesso. La prima avance era stata una mano nella mano al tavolo, poi si sarebbe andati oltre. Con lui, che ci metteva sempre tempo a capire che non era il caso. Sentenza il 7 febbraio.
