Migranti, ecco le nuove direttrici della rotta balcanica
Pressione crescente sulla Serbia. Un peso relativamente minore su altri rivoli un tempo molto più battuti, come quelli che attraversano la Bosnia. In generale, un forte aumento dei rintracci durante l’estate – anche se su base annua i numeri rimangono ancora inferiori a quelli del 2022. Si può sintetizzare così lo stato delle cose sulla Rotta balcanica, che sta vedendo negli ultimi mesi migranti e profughi in cammino verso l’Ue deviare in particolare sulla Serbia.
Il report dell’Oim
È quanto suggeriscono nuovi dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), istituzione che fa parte del Sistema delle Nazioni Unite e che ogni mese tasta il polso ai flussi nei vicini Balcani occidentali ancora fuori dalla Ue.
La Serbia
L’ultimo report Iom, quello relativo ad agosto, ha svelato che sono stati più di 17mila (+15,3% mese su mese), solo in Serbia, le cosiddette “registration on arrival”, i numeri di stranieri registrati o intercettati dalle autorità mentre tentavano di entrare irregolarmente nel Paese.
Si tratta naturalmente di dati sottostimati, che non tengono conto di chi non viene intercettato, ma il numero è alto di per sé, «il maggiore nel 2023», confermano dalla Iom. Dato che convalida le notizie che arrivano in particolare dal nord della Serbia, da quella “giungla” nei campi e boschi intorno a Subotica sotto il feroce dominio di diverse gang di trafficanti armati, dove tantissimi migranti aspettano di passare una frontiera super-controllata, da polizia su jeep, telecamere e filo spinato, sul fronte magiaro.
Difficile stimarne esattamente il numero, ma ogni notte sarebbero «2.500 i tentativi» di passare il confine ungherese dalla Serbia, una cifra enorme, resa nota da Rados Djurović, numero uno del Centro per la protezione e l’asilo.
Che la situazione sia diventata impegnativa è confermato dalle ripetute operazioni di polizia nell’area di Subotica, persino con sequestri ai trafficanti smuggler di fucili automatici e pistole. E col fatto che Belgrado la settimana scorsa ha inviato le sue forze speciali alla frontiera, per intensificare la presenza dissuasiva e la sorveglianza sul territorio.
Gli altri Paesi dei Balcani
Ad agosto la Serbia è stata di gran lunga il Paese più percorso da migranti e profughi in viaggio. Sono stati invece solo 1.285 i migranti rintracciati, sempre secondo i dati forniti dall’Iom, in Macedonia del Nord (-15,7% rispetto a luglio), 3.532 in Bosnia-Erzegovina (-7,6%), 740 in Montenegro (-3,4%9) e poco meno di 400 in Albania (-2,7% in un confronto mensile), mentre anche il Kosovo ha rilevato un aumento degli arrivi, +30%, ma in termini assoluti si tratta di sole 43 persone.
In generale, l’Organizzazione ha così calcolato in poco più di 23mila gli arrivi e i rintracci nei Balcani occidentali ad agosto, +8,4% rispetto a luglio, quando erano stati 18.516, in gran parte individuati sempre in Serbia (12mila circa), mentre a giugno i numeri erano stati relativamente contenuti (poco meno di 14mila in totale).
Balcani occidentali
A livello regionale, da gennaio ad agosto sarebbero stati, secondo l’Iom, 104mila i migranti registrati o rintracciati nei Balcani occidentali, mentre nell’intero 2022 erano stati 192.000, 120mila nel 2021 e solo 100mila in tutto il 2020: segnale che la rotta ha ripreso quota, negli ultimi anni.
Balcani vs Mediterraneo centrale
Ma la via più battuta rimane quella del Mediterraneo centrale, rendono noto altri dati, quelli più recenti di Frontex, che indica invece “soli” 70.500 i rintracci nei Balcani da gennaio ad agosto (-19% anno su anno) e ben 115.000 i movimenti dal Nordafrica verso l’Italia (+96%).
Slovenia e Croazia
Numeri nondimeno importanti, quelli dei Balcani, che stanno mettendo a dura prova anche la vicina Slovenia, dove sono ormai quasi 40mila da gennaio gli ingressi irregolari, soprattutto dalla Croazia, contro i 14mila dell’anno precedente.
A Lubiana, nel centro di accoglienza di Vic, sono 1.200 le persone ospitate in un sito che ne può accogliere solo 350, una sorta di “mini-Lampedusa” slovena. E l’opposizione, in testa l’Sds di Janez Janša, cavalca sempre più il problema. Bisogna convocare il Consiglio di sicurezza nazionale, mandare l’esercito a ripristinare i controlli sulla frontiera a soli nove mesi dall’entrata di Zagabria in Schengen, sono le richieste che circolano a Lubiana. Ma il governo guidato da Robert Golob ha chiuso le porte. Le destre vogliono solo «instillare la paura» nella gente e i muri non servono a niente, ha affermato il premier Golob, ricordando che, dei 40mila entrati in Slovenia, 24mila lo hanno fatto nell’area di Rigonce, «dove non è stato rimosso un metro della recinzione» esistente.
«Al momento l’esecutivo non considera l’ipotesi di reintrodurre controlli di frontiera con la Croazia, anche se il codice Schengen lo permette», ha fatto eco il Segretario di Stato agli Esteri, Marko Stucin. Servono invece, secondo Lubiana, solo maggiori controlli. Ma spettano alla Croazia, al confine Schengen. E ai Paesi balcanici – con la Serbia ora in testa.
