Geologo ma anche politico e poliedrico umanista: la Carnia celebra Gortani
Non è stato dimenticato Gortani! Come si sarebbe potuto dimenticare un geologo umanista sapiente poliedrico come lui? Si celebrano le sue ricorrenze, non solo, ma quelle delle sue opere e di quelle a cui è stato dato il suo nome, come il 140° della nascita, e il 60° del Museo Gortani di Palazzo Campeis a Tolmezzo, cuore della Carnia.
Sì, quella “piccola patria” che fu sempre culmine della sua passione civile nelle sofferenze tragiche delle due guerre del Novecento.
Lui la Prima l’aveva combattuta da giovane sottotenente, esperto come nessun altro degli aspri monti dello scontro, presto critico dello Stato Maggiore, incriminato, imprigionato, a rischio di corte marziale, poi vincitore, per non abbandonare i 20.000 profughi carnici dispersi per l’Italia, scrivendo 25.000 lettere a mano, durante 135 notti passate in treno, e presentando poi 50 interpellanze alla Camera per difenderli e aiutarli.
Già canuto, nella Seconda guerra mondiale dovette ancora affrontare “il martirio della Carnia” per contrastare il piano nazista di fare della Carnia già invasa da caucasici e asiatici la “Kosakenland in Norditalien”.
Già deputato al Parlamento per la sua Carnia, trentenne nel 1913, dopo la liberazione dedicò le sue competenze alla “grande patria”, l’Italia democratica, come membro dell’Assemblea Costituente (1946–1948).
A lui dobbiamo due emendamenti a favore delle zone montane e garanzia dell’artigianato (articoli 44 e 45 della Costituzione).
Si può dire che il grande sviluppo moderno del Nord-Est italiano sia stato favorito dalla preveggenza di Gortani legislatore. Nel 1947 lui fondava in Carnia la prima comunità montana, quando nel resto d’Italia queste furono istituite solo a partire dal 1971.
Fu sempre lui il padre della Prima legge per la montagna (la 991 del 1952 che poi con la 959 del 1953 prevede un indennizzo dei Comuni che ospitano impianti idroelettrici). Ma per un geologo della sua taglia l’ultima patria finirà per essere il mondo.
Comincia già nel I decennio del Novecento quando per studiare i fossili invertebrati della Carnia, che va vista come una sorta di microplacca uraliana migrata al centro dell’Europa durante la migrazione dei continenti circa 300 milioni di anni fa, dovrà venire a patti con la paleontologia dell’Asia Centrale e quella delle nazioni europee, senza aiuto dalla patria italiana, se si esclude la Sardegna.
Poi lui, già studente a Bologna e ultimo assistente di Capellini, si troverà a essere capo della delegazione italiana all’International Geological Congress (ideato da Capellini fin dal 1874) di Pretoria, Sudafrica 1929. In quello stesso anno prende il “mal d’Africa” e resta affascinato dalla geologia del grande continente, dal Sudafrica all’Africa Orientale e alla Dancalia (Afar) in particolare, diventando il primo geologo al mondo a fare carte geologiche a media scala del suo sistema continentale di fosse tettoniche (East African Rift).
È questo a renderlo famoso nel mondo, specie anglosassone, tanto da essere uno degli ultimi geologi italiani cooptato dalla Geological Society of London nel 1933.
Contribuirà alla ricerca di idrocarburi in Libia come primo consulente dell’Agip, e formando a Bologna la schiera di geologi e ingegneri del petrolio che permetteranno a Enrico Mattei di rilanciare l’Agip con l’Eni, anziché liquidarla, e fornire energia a basso costo al miracolo industriale e economico italiano degli anni 1960.
C’è una foto emblematica dell’inaugurazione a Milano del Convegno sui Giacimenti Gassiferi dell’Europa Occidentale nel 1957. Gortani ne era Presidente, Mattei organizzatore. Mattei, notoriamente, non prendeva ordini da nessuno, comprese le Sette Sorelle. Solo davanti a Gortani, suo canuto consulente, si sedeva sereno e fiducioso, sicuro di essere in buone mani nella realizzazione del suo sogno.
Vero caposcuola, Gortani, si rallegrava di aver “generato” una dozzina fra i migliori geologi italiani di metà Novecento, a cominciare da R. Selli e C. Emiliani. Risplende la sua figura giovanile e familiare di profonda e unitaria cultura, tipica di uno “scienziato umanista socialmente impegnato” (come scrive l’amico M. Manzoni), figura sempre più rara anche ai suoi tempi.
Non sorprende che nell’Italia idealista e crociana, dimentica del glorioso passato di patria della scienza, Gortani sia primo luminoso esempio di storico della geologia e della scienza italiana già dagli anni 1930, segnando così la strada che finalmente noi geologi e scienziati italiani abbiamo cominciato a riproporre alla platea globale dopo quasi due secoli di silenzio.
Chiudo con la ricorrenza del Museo che ne memorizza il nome a Tolmezzo.
Ricordo che nelle visite estive alla sua ombrosa dimora in Via del Din 6 gratificava sorridente la sua signora Maria Gentile, intenta a metterci a nostro agio, riconoscendola ideatrice e pungolo costante nella raccolta dei materiali testimoni di una civiltà e cultura, che presto si sarebbero perduti senza l’ancoraggio intelligente in un Museo nuovo, apposito, dedicato.
Altri negli stessi anni iniziarono forse esperienze simili in Europa e Nordamerica. Ma i primi ad attuarle fino all’inaugurazione del Museo furono loro. In Italia la moda è arrivata nel dopoguerra, quando molto del patrimonio era andato in rovina.
