Incidenti tra imbarcazioni, cosa dice la nuova legge italiana: reintrodotto l’omicidio nautico
L’Italia inasprisce la normativa riguardante gli incidenti fra imbarcazioni. La Camera dei deputati ha dato ieri il via libera alla legge che impone una stretta su omicidi e lesioni gravi, introducendo nell’ordinamento il reato di omicidio nautico e lesioni personali nautiche, che vengono equiparate ai casi analoghi di incidente su strada.
Come nel codice della strada. Pene aumentate per stato di ebbrezza
Il nuovo regime colpisce chi provoca un sinistro con gravi conseguenze per mancato rispetto delle regole della navigazione, aumenta le pene per chi si trova al timone in stato di ebbrezza e prevede la reclusione fino a 18 anni in caso di omicidio nautico plurimo.
La norma integra l’articolo 589 bis del codice penale sul reato di omicidio stradale, estendendolo anche a chi viola le regole della navigazione marittima o interna.
L’omicidio nautico
L’omicidio colposo nautico sarà punito con la reclusione da 2 a 7 anni. Esattamente come per l’omicidio stradale, la normativa introduce aggravanti in caso di stato di ebbrezza.
Se il tasso alcolico è superiore a 1,5 g/l, la reclusione è compresa fra 8 e 12 anni; se il livello è fra 0,8 e 1, 5 g/l il carcere va da 5 a 10 anni e si alza da 8 a 12 se il conducente dell’imbarcazione esercita attività professionale di trasporto. In caso di fuga, il responsabile si vedrà comminare una pena da un terzo a due terzi più pesante e non inferiore a 5 anni in caso di omicidio. Qualora nell’incidente muoiano più persone o si verifichino un decesso e delle lesioni gravi, la pena sarà quella legata alla violazione più grave, aumentata fino a tre volte, fino a un massimo di 18 anni di reclusione.
Lesioni nautiche
La legge interviene anche sui casi di lesioni gravi o gravissime: la reclusione va da 3 mesi a un anno per le lesioni gravi e da uno a 3 anni per le gravissime. Si può arrivare a 7 anni se si verifica il ferimento di più di una persona. Anche per le lesioni sono inseriti aggravamenti per lo stato di ebbrezza: con tasso alcolemico superiore a 1,5g/l o in presenza di uso di stupefacenti la reclusione va da 3 a 5 anni per lesioni gravi e da 4 a 7 per gravissime; se il tasso è fra 0,8 a 1,5 g/l la reclusione va da un anno e mezzo a 3 anni per le lesioni gravi e da 2 a 4 per le gravissime. Il secondo articolo si occupa dell’arresto in flagranza, previsto per gli omicidi stradali in cui il conducente abbia usato droghe o abbia tasso alcolemico superiore a 1,5 gl/l o compreso fra 0,8 e 1,5 g/l in caso di trasporto professionale. L’arresto è facoltativo in caso di lesioni gravi o gravissime prodotte in stato di ebbrezza. Nessun arresto infine se, dopo l’incidente mortale, il responsabile si adoperi per prestare o attivare soccorsi, mettendosi a disposizione delle forze dell’ordine.
La Capitaneria
«In mare si registrano sempre più incidenti tragici», dice il comandante della Capitaneria Luciano Del Prete, secondo cui «il provvedimento nasce davanti agli eventi drammatici degli ultimi anni e inasprisce le pene, andando ulteriormente a rafforzarle per gli sciagurati che si mettono in barca in stato d’ebbrezza o per chi compie l’atto di codardia di fuggire dopo aver creato un sinistro. La prevenzione resta comunque l’aspetto fondamentale: la legge cerca di scoraggiare atteggiamenti imprudenti e colpisce chi invece non recepisce i consigli dell’autorità marittima».
Il voto
La Camera ha approvato con 268 voti a favore e un solo contrario la nuova legge voluta da Fratelli d’Italia sull’onda emotiva dell’incidente che, sul lago di Garda, ha visto la morte dei giovani Greta Nedrotti e Umberto Garzarella, travolti da un motoscafo pilotato da due turisti ubriachi e condotto a una velocità quattro volte superiore al consentito.
I commenti
Il primo firmatario Alberto Balboni rivendica di aver «colmato un vuoto legislativo inaccettabile. Per l’omicidio nautico si rischiavano pene ridicole perché si applicavano le regole dell’omicidio semplice, che è punito in maniera estremamente più lieve». Per il forzista Paolo Emilio Russo, «non deve essere più possibile pilotare una barca in stato di ebbrezza o sotto effetto di stupefacenti: chi commette questo reato e magari fugge merita una punizione esemplare». Sostegno arriva anche dal Pd: Marco Lacarra parla di «testo ampiamente condiviso ma che si poteva migliorare», in riferimento all’emendamento bocciato che proponeva di considerare come aggravante l’uso dello smartphone. La senatrice di Azione Mariastella Gelmini evidenzia infine che «non è un provvedimento contro la nautica, ma spero faccia da deterrente per garantire sicurezza e legalità anche in acqua».
