Il re dei narcos “Angel” ancora in cella in Colombia denuncia le autorità italiane
TRIESTE Nuovo colpo di scena nella paradossale vicenda di Angel Maria Martinez Quiroz, il narcotrafficante internazionale considerato dagli investigatori uno dei vertici del “clan del Golfo”, arrestato in Colombia nell’ambito della maxi-inchiesta della Procura di Trieste sulla cocaina dei narcos. Adesso è lui, il potente narcotrafficante conosciuto semplicemente come “Angel”, a denunciare le autorità italiane.
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La vicenda
Ma andiamo con ordine. Più di due settimane fa il Gip triestino Marco Casavecchia ha dovuto disporre la scarcerazione per scadenza dei termini di custodia (la misura cautelare in carcere non può durare più di un anno) visto che le autorità colombiane non hanno mai risposto alla richiesta di estradizione avanzata dall’Italia, nonostante le reiterate istanze.
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Il giudice Casavecchia, su richiesta della stessa Procura di Trieste, il 4 settembre ha firmato l’ordine di scarcerazione. Tuttavia Quiroz è ancora detenuto in Colombia secondo quanto rimarca il penalista italiano Alexandro Maria Tirelli, l’avvocato che lo difende assieme alla collega Federica Tartara.
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L’esposto
E così i legali hanno presentato adesso un esposto rivolto di fatto a quelli che sono considerati i responsabili del procedimento, ovvero i ministeri della Giustizia e dell’Interno italiani, sottoscritto da Quiroz, che denuncia il fatto di trovarsi ancora ristretto in carcere in Colombia, nonostante l’ordinanza emessa dal Gip di Trieste dopo la scadenza dei termini massimi di custodia.
Adesso «la Procura generale dovrà individuare chi è il ministro responsabile per comunicare alla Colombia il provvedimento di scarcerazione» precisa Tirelli: nell’esposto si addebita infatti la mancata comunicazione ai «soggetti amministrativamente preposti alla trasmissione del provvedimento del Gip» che scarcera Quiroz.
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Il provvedimento
Le «autorità colombiane hanno riscontrato di non avere notizia alcuna del provvedimento emesso dal Gip» si afferma nell’esposto in cui si ipotizza che la mancata scarcerazione, con il protrarsi della permanenza in carcere dell’indagato, possa integrare addirittura i reati di sequestro di persona e arresto illegale. Una situazione sempre più kafkiana, resa ancora più complicata da un trattato di estradizione tra Italia e Colombia che evidentemente non facilita affatto la procedura. Anzi.
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