Si fingeva consulente per conto delle badanti e al Fisco si dichiarava senza reddito: condannato
LUSEVERA. Per sei anni si è battuto per la tutela dei diritti delle badanti, spendendosi in prima persona in qualità di consulente del lavoro. Il loro paladino. L’unico in grado di chiedere e ottenere il rispetto dei trattamenti salariali e previdenziali. Così, per un totale di 74 pratiche accertate. Ebbene, era tutto falso. Gianfranco D’Andrea, oggi 73enne, residente a Lusevera, non aveva alcun titolo per svolgere quell’attività e, quindi, neppure per intascare la quota trattenuta sulle somme riconosciute alle sue clienti.
A stabilirlo, quantomeno in primo grado, è stato il gup del tribunale di Udine, Mariarosa Persico, con la sentenza che lo ha condannato a 2 anni e 3 mesi di reclusione (sostituiti con la detenzione domiciliare) per tutti i reati che gli erano stati contestati dalla Procura di Udine: esercizio abusivo della professione, oltre che indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, falsa attestazione della sussistenza delle condizioni di reddito per l’ammissione al gratuito patrocinio dello Stato e distruzione di documenti contabili.
La sentenza è stata emessa al termine del processo che, su richiesta delle difese, è stato celebrato con rito abbreviato, condizionato alla deposizione di dichiarazioni che, all’ultimo momento, l’imputato ha rinunciato a rendere. Nel procedimento era coinvolta anche la moglie Michela Vuanello, 68enne, chiamata a rispondere, a sua volta, di una falsa istanza di gratuito patrocinio, e che è stata invece assolta con la formula «perché il fatto non costituisce reato».
Era stata la Guardia di finanza di Tarcento, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Claudia Danelon, ad accendere un faro sugli introiti di D’Andrea e scoprire come, a fronte di una “ricostruzione reddituale per altro” pari a zero (documentazione presentata all’Inas di Gemona), tra il 2015 e il 2018 avesse complessivamente percepito quasi 243.300 euro.
Da qui, le accuse di avere indebitamente incamerato, in quello stesso arco di tempo, poco meno di 20.770 euro a titolo di pensione d’invalidità, e di avere ottenuto il gratuito patrocinio, sulla base della falsa attestazione di trovarsi, di volta in volta, sotto la soglia di 11.493 euro.
Ad arricchirlo era stata, appunto, l’attività svolta per conto delle badanti: dal loro inquadramento, alla quantificazione degli emolumenti spettanti, e dall’istruzione delle pratiche di conciliazione all’applicazione di congedi parentali, riposi e permessi. Ricostruzione che il suo difensore, avvocato Gianluca Rossi, ha cercato di smontare, parlando piuttosto di «un’attività di recupero credito» e ricordando come, in mancanza di risposta, fosse lui stesso a rivolgersi a un legale. Scontato, quindi l’appello.
Il giudice ha invece aderito alla tesi sostenuta dall’avvvocato Nicoletta Mancinelli, che assisteva Vuanello, «completamente all’oscuro – così il legale – degli introiti del marito». Né avrebbe potuto mai sospettare diversamente – ha aggiunto – visto il modesto tenore di vita che conducevano. —
