Il bando dei chioschi-bagno di Venezia vinto da una società con ricavi (nel 2022) di 6 euro
Per l’amministrazione è stata seguita la legge e non è una scelta politica. Sta di fatto che l’appalto quinquennale per la gestione e l’installazione dei bagni pubblici è stato assegnato a una società, la Hygien Venezia srl, che non ha esperienza nel settore, è nata di recente, ha una media di cinque dipendenti, un fatturato passivo e un ricavo di soli 6 euro.
Com’è possibile? Per il Comune tutto è stato svolto seguendo le procedure di gara e consultabile sul sito dell’amministrazione trasparente, ma chi si occupa di società si domanda perché venga dato un appalto a una realtà che se è vero che è stata l’unica a presentarsi alla gara, è anche vero che dal 2018, anno in cui è stata costituita da tre soci, al 2022, anno in cui è stato pubblicato l’ultimo bilancio, la situazione finanziaria non è rassicurante: 72.418 euro di «immobilizzazioni materiali» (quindi significa che non ci sono stati investimenti), un patrimonio netto negativo di – 19.693 euro e una perdita di esercizio pari a – 31.205 euro.
Nel Verbale dell’Assemblea si legge che gli amministratori della società si sono avvalsi del Decreto Salva Italia per procrastinare l’obbligo che prevede che per legge il patrimonio netto debba essere ricostruito se negativo.
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L’appalto, concesso per aver proposto l’offerta più vantaggiosa, è stato rilasciato lo scorso fine aprile per un valore di quasi sei milioni di euro con la possibilità di subappaltare a terzi. Avendo solo un ricavo di 6 euro, i debiti accumulati totali sono di 573.232 mila euro
. Nell’atto costitutivo del 2018 d’altronde la società sembra esser nata proprio per partecipare all’appalto con un lungo elenco di possibili attività, in primis proprio «l’ideazione, la realizzazione, la pulizia, la manutenzione e la gestione di apparecchi igienici e bagni pubblici in genere, ivi compresi i wc chimici e ogni altra apparecchiatura similare, in contro proprio e o in contro terzi per appalto». Non c’è un piano industriale, né è richiesto.
Nel sito del Comune – alla voce gara n. 73/2019 – la società risulta l’unica ad aver partecipato e a essersi aggiudicata l’appalto con un «canone concessorio aggiudicato all’1% in più rispetto alla quota minima del 30% dell’utile netto annuo della gestione con un’entrata stimata da canone concessorio (5 anni) equivalente a circa 114.948,00 euro.
Fino a oggi i bagni pubblici presentati non hanno riscosso un grande successo tanto che molti cittadini si sono opposti e la Sovrintendenza ne ha già bocciati 8 su 28 per una questione estetica, mentre gli altri attendono una valutazione paesaggistica.
