Quella volta che Mantova processò Enzo Ferrari
Lunedì 2 ottobre alle 18 verrà presentato al teatro Bibiena il romanzo di Luca Dal Monte “Ferrari. Presunto colpevole”. È il 12 maggio 1957, Mille Miglia, km 21 della provinciale Bresciana: la Ferrari guidata dal marchese spagnolo Alfonso De Portago esce di strada e uccide nove spettatori, cinque sono bambini. Muoiono anche il pilota e il suo co-équipier, l’americano Edmund Nelson. La gara non viene sospesa. Divampano le polemiche. La corsa sarà abolita. Si cerca un colpevole, individuato in Enzo Ferrari. «Mi interessava la storia del processo che subì dopo l’incidente di Guidizzolo. Avvertivo il desiderio di saperne di più, di andare fino in fondo».
Viene aperta un’indagine. Le conclusioni della prima commissione di periti incaricata dal tribunale di Mantova rischiano di mandare Ferrari in carcere e decretare la fine della sua azienda. Ferrari viene incriminato per omicidio colposo plurimo. Prende posizione anche la Chiesa: “L’Osservatore Romano”, organo d’informazione del Vaticano, accusa Ferrari di essere un «Saturno ammodernato che divora i propri figli», per figli si intendono i piloti. Gli vengono ritirati passaporto e patente.
Toccato nel profondo dalla tragedia, Ferrari passa al contrattacco. Ha 59 anni, fa quadrato, continua a credere in un esito positivo. «Nella vita ho imparato che bisogna fare come i cani: leccarsi le ferite e andare avanti», sono le sue parole. «Il processo a Enzo Ferrari - dice Dal Monte - è una parte poco nota della sua straordinaria esistenza. Ma è di fondamentale importanza. Se fosse stato condannato, con ogni probabilità oggi non ci sarebbe un’azienda di berlinette chiamata Ferrari. Così come non ci sarebbe la Ferrari in Formula 1. Pensate a un mondo senza le automobili Ferrari che sono da sempre il sogno di così tante persone, e a una Formula 1 senza la “Rosse” di Maranello. A causa di questo processo celebrato a Mantova, la straordinaria avventura di Enzo Ferrari e della Ferrari corse il serio rischio di finire tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60».
Colpiti dalla tragedia, i mantovani dimostrano tutto il loro cuore: «Non solo non cercano colpevoli - dice Dal Monte - ma addirittura si stringono attorno ai piloti così come alle vittime dell’incidente. Basti pensare che i funerali solenni, nella chiesa parrocchiale di Guidizzolo, vengono celebrati insieme tanto per le vittime quanto per i piloti. Tutti accomunati nel dolore. A Guidizzolo quel giorno non c’erano vittime e carnefici. C’erano soltanto vite spezzate nel fiore degli anni. Lo sappiamo: cinque delle vittime erano bambini. Eppure, la gente vuole che i funerali di quei bimbi si celebrino insieme a quelli dei piloti».
Il libro di Dal Monte, edito da Cairo, è di 320 pagine (28 riproducono documenti e fotografie) e costa 18,50 euro. In un susseguirsi di emozioni, si legge come un legal thriller: attinge ai documenti originali del processo consultati per la prima volta nella loro interezza. «Sono debitore verso l’Archivio di Stato di Mantova, che mi ha accolto e mi ha dato la possibilità di esaminare tutti i documenti del processo» dice l’autore. Con lui, al Bibiena domani alle 18 interverrà Danilo Castellarin, giornalista e storico di automobilismo sportivo. Seguirà un rinfresco nella vicina Galleria nazionale dei Vigili del fuoco.
