L’Udinese ci prova, lotta, alla fine pareggia. Quanto vale questo punto che pare una sconfitta?
Io sono scarso, costruito male, ma non mollo. Non è uno spot da mettere sulle maglie, è la reale situazione dell’Udinese 40 giorni dopo l’inizio del campionato e col prossimo mercato lontano tre mesi.
Legittimamente e con lungimiranza da oltre 30 anni la società dei Pozzo fa business e risultati grazie al pallone in un connubio perfetto anche se pericoloso. Perché, siamo chiari, se tiri la corda rischi grosso.
Avrete letto, Gino Pozzo dice che parlare devono essere i suoi dirigenti e la squadra sul campo. Almeno, però, spieghi ai suoi tifosi, che all’inizio di ogni estate quasi fosse un dogma, (come quello inspiegabile della difesa a 3 per chiunque arrivi ad allenare l’Udinese), fanno l’abbonamento al Friuli a occhi chiusi, perché la neopromossa Genoa può schierare in attacco Retegui, Gudmunson e Malinoski trequartista, per la classica squadra logica e nulla più e la sua quest’anno è un rebus perchè Udogie, Becao, Beto e Deulofeu non sono stati sostituiti.
L’Udinese ci prova, si sbatte, alla fine pareggia. Quanto vale questo punto che pare una sconfitta? La serie A non è obbligatoria per nessuna piazza, che discorsi, ma un po’ siamo tutti tifosi dell’Udinese. È la squadra di un popolo, che la adora, la incita, come visto anche allo stadio, fino all’ultimo. Troviamo allora il modo di aiutarla. Ma come?
