Protesta dal Comelico: «Mia suocera morta a gennaio ma non riusciamo a restituire casa all’Ater»
Il caso
C’è una casa Ater a Dosoledo, in via Roma, vuota da febbraio, ma che sembra non interessare più all’ente. Lo stesso che però sottolinea poi che «c’è la fila di persone che aspettano di avere una casa popolare».
La storia la racconta Lorena Zandonella Maiucco. «Mia suocera Maria De Rigo Cromaro è mancata il 16 gennaio scorso. Beneficiava di un appartamento di edilizia popolare dell’Ater. Dopo il decesso, abbiamo subito contattato l’ente per avvisare e riconsegnare le chiavi. Era il 2 febbraio».
Da Ater rispondono chiedendo il certificato di morte, inviando i moduli necessari e dando una serie di raccomandazioni molto dettagliate, come inviare email allegando copia delle bollette di luce, acqua e gas; chiudere tutte le utenze prima della consegna dell’appartamento; ridare le chiavi suddividendo le copie in base alla serratura che aprono ed etichettarle. Inoltre specificano che l’alloggio deve essere riconsegnato vuoto da arredamenti ed effetti personali («era arredato ed avremmo lasciato gratis i mobili per il nuovo inquilino; hanno detto di no...) e imbiancato («si prega di affidare il lavoro ad imbianchino professionista, al fine di evitare contestazioni alla riconsegna»).
«Il 31 marzo», prosegue Lorena, « scrivo una mail per avvisare che l’appartamento di mia suocera è pronto per la riconsegna. E fornisco nuovamente il mio cellulare per essere contattata. Il 12 aprile ci scrivono per chiedere che sia fornito l’attuale recapito telefonico (evidentemente lo avevano perso, ndr) e inoltre “a fini di programmazione delle attività dell’ufficio inquilinato”, se l’alloggio fosse pronto per la riconsegna. Rispondo immediatamente fornendo nuovamente i cellulari mio e di mio marito e confermo che l’appartamento è pronto per la riconsegna».
Ancora silenzio e allora il 30 maggio Lorena scrive di nuovo: “Gentile signora (omettiamo il nome, ndr) non ho più avuto notizie per quanto riguarda la riconsegna della chiave. Il suo collega mi ha fatto sapere che sarebbe venuto su i primi di maggio, ma non ho più avuto notizie. La scorsa settimana gli ho inviato una mail, ma non mi ha nemmeno risposto. Può contattarlo lei? Grazie mille”.
Ancora nessuna risposta e allora il 26 giugno scrive nuovamente. “Buongiorno, dopo vari tentativi di sentirvi via telefono – purtroppo non riesco nemmeno a lasciare un messaggio perché cade sempre la linea – vorrei far presente che stiamo ancora aspettando che si metta in contatto con noi l’ingegnere per la riconsegna delle chiavi dell’appartamento di via Roma a Dosoledo. Non ha nemmeno risposto alla mia mail. Siccome mi aveva detto che c’era già la fila di persone che aspettava di poter entrare in casa, noi l’abbiamo lasciata libera il 31 marzo e siamo quasi a fine giugno... Vorremo concludere la faccenda».
E allora? «Silenzio, ma non demordo. Ho scritto ancora il 21 settembre: “Dato che siamo alle porte dell’autunno, con le temperature più rigide vorrei avvisarvi che sarebbe opportuno magari chiudere le acque nell’appartamento dove viveva mia suocera. Dal 31.03.2023 – fine del contratto di locazione – non è più entrato nessuno e noi vorremo riconsegnare le chiavi. Vi abbiamo contattato più volte, ma abbiamo trovato soltanto un enorme disinteresse da parte vostra. E pensare che questi alloggi sono pensati per la popolazione bisognosa, mi era stato detto che c’era la fila per entrarci. È a dir poco vergognoso”».
Nel frattempo Lorena, presa dallo sconforto, il 10 agosto aveva scritto per conoscenza anche al presidente della Provincia Roberto Padrin quale rappresentante delle Istituzioni, visto che l’Ater, da quanto risulta dal sito , è “l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale, ente pubblico economico strumentale della Regione che opera nel settore dell’edilizia residenziale pubblica, dotato di personalità giuridica ed autonomia organizzativa, patrimoniale e contabile. La mission aziendale è la provvista d’alloggio ai lavoratori ed alle famiglie meno abbienti”.
«Volevo segnalare questo strano comportamento dell’Ater; ho spiegato la vicenda, aggiungendo inoltre che sotto l’appartamento di mia suocera ce n’è un altro; da quando cinque anni fa l’inquilino è morto, nessuno ci ha mai messo la testa per vedere in che stato era. Ovviamente anche quello è sempre vuoto. Da una parte si sente spesso parlare che non ci sono medici che non vengono perché non trovano alloggio, che ci sono delle famiglie bellunesi che hanno bisogno di alloggi e non li trovano; poi dall’altra parte vedo questo andamento di disinteresse totale».
Risposta dalla Provincia?
«Nessuna».Stefano Vietina
