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Декабрь
2025

Toghe contro, schiaffo alla sicurezza. I giudici blindano l’imam di Torino che inneggia a Hamas: niente rimpatrio. Montaruli: espulsione subito

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Mohamad Shahin, l’imam di Torino per cui il Viminale ha emesso un decreto di espulsione non sarà allontanato. I giudici hanno respinto un reclamo dell’Avvocatura dello Stato contro la precedente decisione del tribunale di Caltanissetta. Così, mentre il Viminale tenta di alzare un argine contro chi predica l’odio, una parte della magistratura sembra giocare un’altra partita. La Corte d’Appello di Caltanissetta ha infatti confermato il “disco rosso” all’allontanamento immediato dell’imam di Torino finito nel mirino del ministro Piantedosi e raggiunto da un provvedimento di espulsione del ministro Matteo Piantedosi.

Secondo quanto trapelato, dunque, anche per i magistrati di seconda istanza Shahin deve essere considerato un «richiedente asilo». E quindi non può essere rimpatriato in attesa che si definisca la sua posizione. Pertanto, nonostante il decreto di espulsione firmato dal governo per ragioni di sicurezza nazionale, i giudici hanno respinto il reclamo dell’Avvocatura dello Stato: per le toghe nissene, Shahin è un “intoccabile” al momento. Una decisione che sa di paradossale, se si guarda alla rete di contatti che avvolge il predicatore della Moschea Omar.

L’imam di Torino e il “filo rosso” con la galassia Hannoun

Il punto non è solo burocratico, ma di estrema pericolosità sociale. Shahin non è un passante: le carte dell’inchiesta sulla “cupola di Hamas” in Italia mostrano legami inquietanti. Il suo nome emerge nelle intercettazioni accanto a figure chiave come Elsalay (uno degli arrestati nell’operazione della Procura di Genova). Scrive Libero sul punto: «Lo ammette la stessa moschea nella propria attività di propaganda annunciando venerdì di sermoni dedicati a Gaza. Ora come non si fa a ritenere pericoloso chi, come da indicazioni del governo Meloni, doveva già essere espulso dal territorio nazionale?…».

E ancora: «Peraltro è la stessa moschea Omar che sui social condivide convegni in cui si annuncia la presenza di Hannoun, oltre che quella degli indagati Lana e di Falstin». Un “campo largo” dell’estremismo che vede coinvolti anche predicatori come Brahim Baya — noto per i suoi elogi alla mente del 7 ottobre, Yahya Sinwar — e non solo…

L’affondo di Fratelli d’Italia

Sulla vicenda allora è tornata a farsi sentire Augusta Montaruli, vicecapogruppo di FdI alla Camera, che ha presentato una nuova interrogazione per smascherare l’ipocrisia di chi grida all’accanimento. «L’espulsione ha una funzione preventiva e oggi è più che mai necessaria», attacca la Montaruli. «Stridono queste richieste di protezione internazionale avanzate dopo decenni di attività indisturbata. Chi frigna teme solo che si faccia luce sui rapporti tra un imam che invoca Hamas e soggetti arrestati per terrorismo». Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, il muro difensivo eretto da certa magistratura, propaganda islamista e sinistra dem, non può più reggere davanti all’evidenza dei fatti. La domanda resta sospesa: quanto può permettersi l’Italia di ospitare chi, invece di integrarsi, tesse legami con chi sostiene la causa del terrore?

Non è solo una questione di timbri e categorie protette. Anzi…

Evidente, insomma, che il caso di Shahin non è solo una questione di timbri e ricorsi. È la dimostrazione di come la “cortesia” dei tribunali verso lo status di “richiedente asilo” rischi di trasformarsi in un varco pericoloso per la nostra sicurezza. Tra sermoni dedicati a Gaza e frequentazioni con figure di spicco pro-Hamas, il curriculum dell’imam di Torino parla chiaro. Il governo Meloni ha indicato la via della fermezza. Ora spetta a chi di dovere evitare che la retorica dell’accoglienza diventi lo scudo di chi mette a rischio libertà e incolumità altrui.

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