Carnevale Ivrea, la seconda volta di Gianni Girardi «Felice di essere ancora il Podestà»
IVREA. «Sono davvero felice di poter interpretare, anche quest’anno, il ruolo di Podestà del Carnevale di Ivrea e di poter ripetere un’esperienza che mi ha molto gratificato, superando anche le mie più rosee aspettative. Un’esperienza davvero unica che mi ha fatto sentire la forza dell’amore della gente e vivere sensazioni mai provate prima nel mio lungo percorso carnevalesco. Le persone mi hanno trasmesso gioia ed energia in una misura tale da indurmi a confermare questo incarico e sono grato a loro per questo sentimento assolutamente ricambiato e alla Fondazione per avermi consentito il raddoppio».
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È sincero ed entusiasta, come sempre, Gianni Girardi, nuovamente nei sontuosi panni del Podestà del libero comune di Ivrea, e si dice prontissimo ad affrontare, martedì 6, le cerimonie che lo vedranno protagonista assoluto della prima parte del pomeriggio dell’Epifania, a partire dalle 14, quando, in piazza di Città, alla presenza dei gruppi storici, sarà accolto dai Credendari che gli faranno dono del pane e del sale, prima di salire in corteo alla Cappella dei Tre Re, al Monte Stella dove, intorno alle 14.40, secondo gli antichi voti, consegnerà al sacerdote presente in rappresentanza del vescovo le tradizionali tre torce di cera bianca.
In realtà, lo scorso anno, la sosta all’interno del piccolo edificio sacro è stata solo simbolica, in quanto la benedizione dei tre ceri si è svolta nel sottostante Santuario di Nostra Signora Regina del Monte Stella. Il corteo storico con il Podestà raggiungerà quindi piazza Ottinetti dove si unirà ai Pifferi e tamburi e, preceduto dalle bandiere delle parrocchie e dai vessilli delle squadre degli aranceri alle 15.30, muoverà verso la rocca della città, alla volta della Cattedrale, per la messa celebrata dal vescovo, monsignor Daniele Salera, alla presenza delle autorità civili e militari, del nuovo Generale, Mario Gusta, del Sostituto gran cancelliere, Paolo Diane, e di tutte le componenti dello Storico carnevale.
Accompagnato dal suo seguito e dai Credendari, il Podestà Girardi farà dono del cero votivo per invocare la protezione della Madonna sulla città, evocando l’antica cerimonia in onore dell’Assunta che in un tempo lontano – è stato tramandato nei secoli – pose fine a una gravosa pestilenza.
Giovanni Girardi, per tutti Gianni, classe 1954, è una delle figure più conosciute e amate della festa eporediese e che sia un uomo di Carnevale lo testimonia non solo il suo ricco curriculum (Fagiolino, arancere nei Picche e su un carro, universitario nel Soas e Scorpione d'Oro, ufficiale e aiutante di campo nello Stato maggiore, primo vicepresidente del Consorzio, collaboratore della Fondazione, fondatore dell'ordine degli Abbà, Citoyen de la Ville d'Ivrée, Vicario del Podestà e Podestà lui stesso, lo scorso anno), ma anche l'essere cresciuto in una famiglia dedita alla manifestazione: il nonno Giovanni Perotto, presidente onorario della Fagiolata benefica del Castellazzo e membro del Comitato del Carnevale al tempo di Renato Borio; la zia, Luisa Perotto, coordinatrice delle Fagioline, Vivandiera e Segretario generale del Consorzio, aveva anche piantato il pich; la mamma Domizia, Fagiolina e Abbà; il figlio Gianluca, Abbà, arancere e armigero del Podestà, e la figlia Gloria, Abbà e arancere.
E c’è proprio tutta questa tradizione familiare all’origine del suo affermare, sin dallo scorso anno, quando debuttò nel ruolo: «Ho il Carnevale nel sangue. Amo il Carnevale: è dentro di me da quando ero bambino e ho sempre cercato di parteciparvi in tutte le maniere possibili per potermelo godere».
Capo supremo del governo comunale in Ivrea, il Podestà presiedeva la Credenza ed era responsabile dell’amministrazione e della giustizia. Veniva eletto, dai Credendari, per un solo anno e doveva essere forestiero per garantire la sua imparzialità. Figura di giureconsulto, strettamente legata alla nascita dei liberi comuni in Italia, prima di entrare in carica, giunto sulla piazza del comune, giurava sul libro degli Statuti di adempiere ai propri doveri. Sin dai primi decenni del Trecento la formula di giuramento conteneva una clausola che sottolineava l’impegno a non permettere che nessun edificio venisse costruito dove un tempo sorgevano le torri dell’odiato castello dei Monferrato. Per questo, dopo aver giurato insieme al Governatore e ai Consiglieri, andava a prelevare una pietra dai ruderi del Castellazzo, utilizzando un apposito martello conservato oggi nell’ufficio del sindaco, e la gettava nel fiume sottostante, la Dora Baltea, pronunciando la formula in spregio dei marchesi di Monferrato, che pronuncia la domenica di Carnevale, sul Ponte Vecchio, durante l’odierna cerimonia della Preda in Dora, rievocante quella consuetudine rituale. Cerimonia che è uno dei momenti più suggestivi della manifestazione.
