Zippo a processo in Corte d’Assise per omicidio volontario per la morte di Jacopo Peretti di Mazzè
MAZZE’. Giovanni Zippo andrà a processo in Corte d’Assise a Torino per la morte di Jacopo Peretti, 33enne di Mazzè deceduto nel crollo con incendio del palazzo di via Nizza 389 a Torino il 30 giugno scorso. I pm Emilio Galli e Chiara Canepa hanno chiesto il giudizio immediato e la prima udienza in Corte d’Assise a Torino si terrà il prossimo 3 marzo. La guardia giurata 41enne è accusata di crollo di costruzioni, omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi e di lesioni nei confronti di 7 persone, in un caso gravi, cioè superiori a 40 giorni di prognosi.
Secondo quanto emerso dalle indagini Jacopo è la vittima collaterale della gelosia di un uomo nei confronti di una donna alla quale era legato da una relazione sentimentale. Zippo cioè avrebbe diffuso gas metano nell’appartamento confinante a quello di Peretti, causando così il crollo della sua abitazione, per vendicarsi della donna, non sapendo accettare il suo rifiuto. Nella casa della donna, secondo i filmati visionati dagli investigatori della squadra mobile, era entrato più volte in settimana, approfittando dell’assenza della proprietaria, che era in vacanza. Pare che non avesse intenzione di ucciderla, perché era a conoscenza del fatto che non sarebbe rientrata.
Le impressioni degli investigatori hanno trovato una prima conferma quando i vigili del fuoco del comando provinciale, destreggiandosi fra le macerie, hanno individuato l’innesco dell’incendio.
Altri elementi sono stati prodotti dall’analisi dei filmati delle telecamere di sorveglianza sparse nei paraggi. Infine sono arrivate le dichiarazioni dei testimoni: prima quelle dei colleghi di lavoro del sospettato, poi dei suoi stessi familiari. Zippo avrebbe presentato delle ustioni e si sarebbe recato anche in ospedale, salvo poi andare via. Il suo avvocato, Basilio Foti, si dice «sempre più convinto che non si tratti di omicidio volontario neppure con l’ipotesi del dolo eventuale. Abbiamo un nostro consulente e stiamo preparando una relazione che porteremo a processo».
In aula, quel giorno, saranno rappresentati anche i genitori di Jacopo, che si costituiranno parte civile. La madre, Marzia Grua, sarà rappresentata dall’avvocato Lorenzo Bianco, mentre il padre, Paolo Peretti, dal legale Vittorio Nizza. Grua aveva già espresso tutto il suo dolore in una lettera aperta: «La sua morte, se tutto venisse confermato, sarebbe legata a una storia di ossessione, rifiuto e violenza: un femminicidio. Come madre provo un dolore che non si può spiegare. Ma voglio che serva a dire una cosa semplice: nessuno ha il diritto di togliere la libertà o la vita a un’altra persona. La violenza non può mai essere amore. E nessun innocente dovrebbe pagare con la vita le scelte sbagliate degli altri. Chiedo rispetto, silenzio e verità. Per Jacopo. E per tutte le vittime della violenza». Dall’autopsia svolta sul corpo di Jacopo risultarono elevati livelli di monossido di carbonio. Significa che il ragazzo era già intossicato prima che le fiamme finissero l’opera. Potrebbe non essersi mai risvegliato, dal sonno di quella notte.
Le esequie del 33enne a Mazzè sono state partecipate e commoventi e hanno unito il paese. Il compagno Gioele lo ha ricordato così: «Voglio ringraziare anche da parte tua i medici e chi ha prestato i soccorsi, unendosi a noi nella speranza di salvarti da quella casa, che per te era un nido, e che, per un po’, lo è stato anche per me. E che ci ha visto felici insieme. Che la terra ti sia lieve Jacopo, ci rincontreremo».
