La fiamma olimpica nel cuore di Ivrea La città in festa insieme ai 19 tedofori
IVREA.
Da poco trascorsa l’Epifania, il cui sole sorge sulle note di Pifferi e Tamburi che aprono il tempo del carnevale, ecco che gli eporediesi si sono svegliati, martedì 13, al suono delle voci e delle musiche della carovana che accompagna, da oltre un mese, la Fiaccola dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina 2026.
Dal 6 dicembre al 6 febbraio, giorno della cerimonia inaugurale allo stadio Meazza del capoluogo lombardo, avrà toccato oltre 300 comuni facendo tappa in 60 città ed il trentasettesimo giorno del suo viaggio si è snodato attraverso il Piemonte orientale con partenza da Ivrea e arrivo a Novara, passando per Biella, il Santuario di Oropa, Vercelli e Casale Monferrato. Dall’avvio del corteo in via Jervis alla sua conclusione in corso Vercelli una cornice di pubblico festante ha accompagnato il passaggio dei 19 tedofori.
Una moltitudine di telefonini alzati da giovani e meno giovani, scolaresche di ogni ordine e grado allineate ai lati della via e semplici passanti, tutti trepidanti nell’attesa. In piazza Ferruccio Nazionale, via Palestro, piazza Ottinetti e corso Massimo d’Azeglio, dove una rappresentanza di Ivrea Soccorso ha offerto bevande calde a tutti i componenti della carovana, la fiamma ha sfilato letteralmente avvolta dal genuino abbraccio di un pubblico che le ha dedicato spontanei applausi nati dalla naturale emozione provocata dal potente valore simbolico rivestito da quel fuoco acceso il 26 novembre scorso ad Olimpia. «Per noi sportivi le Olimpiadi rappresentano la massima espressione della competitività e poterle vivere da vicino riporta alla mente tutti i momenti esaltanti ed indimenticabili che hanno regalato allo sport italiano e non solo – ha commentato Leonardo Curzio, segretario dell’Ivrea Canoa Club –. Ci avrebbe solo fatto piacere un maggiore coinvolgimento della nostra società sportiva che è particolarmente legata ai Giochi sin dal lontano 1972 e che ha avuto molti canoisti, preparatisi nel nostro stadio, gareggiare nelle competizioni a cinque cerchi».
Roberto D’Angelo, che come atleta nel 1972 a Monaco di Baviera e poi come tecnico di svariate squadre nazionali europee di canoa ha vissuto nove edizioni, ha condiviso un ricordo vivissimo: «Nel 1960 ero a Salerno con i miei genitori e vidi passare la fiamma che avrebbe acceso il braciere dei Giochi di Roma senza immaginare che sarei stato, un giorno, protagonista. Intensa è la sensazione nel vederla passare oggi, dopo oltre 65 anni, nella mia città».
È emerso quindi il profondo conoscitore di sport: «Per me la Fiamma simboleggia la ricerca personale intrapresa da ogni campione per raggiungere un equilibrio che è poi quello che consente di ottenere risultati eccezionali. Non sono solo la preparazione e la tecnica a fare la differenza, ma sono gli individui e questo fuoco ha il merito di dare a tanti giovani la possibilità di esprimersi in un processo di crescita verso la piena conoscenza di chi siano».
Non ha esitato Mara Cavazzana, un passato da cestista nella squadra della città, ad affermare: «L’Olimpiade è il coronamento della carriera di ogni sportivo e vedere il suo simbolo passare lungo le vie di Ivrea mi emoziona. Ora l’auspicio è che quanto di importante rappresenta dispieghi i suoi effetti in termini di unione fra i popoli e di serenità, esattamente come al tempo dell’antica Grecia».
L’ultimo dei tedofori è stato Giuseppe Spitaleri, originario di Palermo e residente a Santhià. Dopo aver ceduto la fiaccola agli addetti a traferire la preziosa fiamma nella lanterna che l’avrebbe trasportata verso il biellese, ha confessato: «Sono un travel blogger fotografo e ho visitato 61 diversi Paesi del mondo: questo è stato il mio viaggio più bello ed emozionante in assoluto perché la Fiamma olimpica è sinonimo di pace, amore, unione tra i popoli e fratellanza, così indispensabili ed imprescindibili in questo tempo». Paolo Airoldi
