Olimpiadi Milano-Cortina, morte del vigilante Zantonini: dall’autopsia non è evidente il legame con il gelo
Un “evento cardiaco acuto”, ma “difficilmente riconducibile” all’ipotermia dovuta alle bassissime temperature dove lavorava, sarebbe all’origine del decesso di Pietro Zantonini, il vigilante di 55 anni morto la notte dell’8 gennaio nel cantiere dello Stadio del Ghiaccio di Cortina D’Ampezzo. È questo, secondo quanto si è appreso, l’esito dell’autopsia svolta per conto della Procura di Belluno nell’ambito delle indagini sulla morte dell’uomo, scaturite dalla denuncia della moglie.
L’inchiesta
Potrebbero essere necessari ulteriori accertamenti per escludere in maniera certa la correlazione tra il freddo e la morte. Il decesso del lavoratore, ad oggi, sembrerebbe dovuta a un evento naturale. L’autopsia è stata svolta dal medico legale Andrea Porzionato, dell’Università di Padova, mentre il consulente dell’indagato, il rappresentante legale della ditta Ss Security&Bodyguard per cui lavorava Zantonini, è stato l’anatomopatologo Maurizio Rocco, di Udine.
Intanto prosegue l’inchiesta – affidata al sostituto procuratore bellunese Claudio Fabris – per chiarire le cause della morte e l’origine del malore. Zantonini era impegnato in un turno notturno, in condizioni di freddo estremo, nel palaghiaccio ristrutturato del centro ampezzano, in vista delle olimpiadi di Milano-Cortina. Poteva ripararsi in un gabbiotto, ma ogni due ore doveva uscire per controllare che il cantiere fosse in ordine. Dopo l’autopsia, si attende il risultato delle analisi dei dati raccolti nel gabbiotto: è lì che Zantonini si è sentito male.
Era stato assunto con un contratto a termine dalla ditta privata lombarda, vincitrice dell’appalto bandito dalla Fondazione Milano Cortina 2026, il comitato organizzatore dei Giochi. La società Ss Security&Bodyguard, dopo aver espresso il cordoglio, ha ribadito “il totale rispetto delle prescrizioni di sicurezza e sanitarie e la sua massima disponibilità a collaborare con l’Autorità giudiziaria”. Ma non c’è solo la magistratura ad accendere un faro.
Le verifiche sui soccorsi
L’Uls 1 di Belluno ha avviato verifiche interne sui soccorsi. Dopo l’allarme per il malore di Zantonini è intervenuta un’ambulanza del gruppo privato Gvm. Ma a soccorrere per primi il lavoratore sono stati due colleghi di lavoro. Secondo la loro versione consegnata al Corriere delle Alpi, l’ambulanza avrebbe sbagliato strada impiegando una dozzina di minuti ad arrivare. Intanto un operatore sanitario dava indicazioni telefoniche ai soccorritori: “Diceva di metterlo con le spalle contro la parete, ma Pietro si lamentava, voleva essere messo disteso perché non riusciva a respirare”. I colleghi di Zantonini non hanno risparmiato critiche ai soccorritori. Anche di questo, potrebbero occuparsi i magistrati.
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